La fine di un ciclo, l’inizio di un altro

Cari Lettori, buongiorno e buon sabato. Scrivo questo post per dare degna sepoltura a questo blog, che in questi ultimi anni mi ha tenuto compagnia, mi ha permesso di conoscere tante persone e di chiacchierare di libri in libertà. In realtà oggi questo format mi va stretto: innanzitutto i miei impegni di lavoro e di studio mi portano ad avere pochissimo tempo per leggere e oltretutto ammetto che nell’ultimo anno anche la voglia di recensire quello che leggo è calata a dismisura, il blog è sempre statico e io non mi diverto più.

In realtà da questa mattina è online una nuova versione di La Biblionauta: più moderna, con una grafica più pulita e, UDITE UDITE, il dominio tutto mio! Di libri si continuerà a parlare, anche perché il nome non è cambiato, la voglio farlo in modo diverso: meglio e più selettivo. Per il resto ho intenzione di usare di più gli altri social (negli ultimi mesi mi sono lanciata con Instagram e sono molto soddisfatta) e di ampliare gli argomenti di cui chiacchierare sul blog. Infatti per partire subito con il piede giusto, il primo post parla di musica!

Questo blog resterà attivo almeno per un po’: sto valutando di trasferire tutte le recensioni su Goodreads e su Facebook ma vedremo. Nel frattempo vi mando un bacio e vi aspetto di là!

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Recensione | Il Cormorano, di Stephen Gregory con intervista alla traduttrice Monica Pezzella

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Ci sono momenti in cui parlare di libri diventa una vera e propria sfida, a volte perché l’oggetto della recensione è difficilmente descrivibile con formule più elaborate di “è una porcheria, lasciate perdere”, altre volte per il motivo opposto, perché ci sono romanzi talmente grandiosi che non esiste recensione che possa rendergli davvero merito (o almeno nulla che possa scrivere io). Poi ci sono i romanzi come questo di cui sto per  parlarvi, talmente particolari che anche una parola di troppo potrebbe rovinarvi il piacere della lettura. Io comunque ci provo.

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di Stephen Gregory

Formato: Paperback, 124pp.
Traduzione: Daniela Pezzella, Monica Pezzella
Editore: Elliot, 2016
Genere: Narrativa contemporanea, Gotico
Data prima pubblicazione: 1987

Cominciamo con una premessa d’obbligo: un po’ ovunque (social, blog, ecc.) questo romanzo viene classificato come horror. Io sono notoriamente una fifona della peggior specie e questa definizione mi aveva portato a scartare il libro quando ne avevo sentito parlare per la prima volta alcuni mesi fa, nonostante la trama mi intrigasse. Fortunatamente tramite aNobii, che è sempre fonte di interessanti incontri, ho conosciuto una delle traduttrici (la quale ha anche accettato di rispondere ad un paio di domande che trovate sotto) che ha organizzato un gruppo di lettura e mi ha convinto a leggerlo superando la mia reticenza.

Quando una giovane coppia si trasferisce nel Galles con il figlio piccolo, nel cottage ereditato da uno zio defunto, si ritrova a dover accettare un accordo davvero particolare: l’abitazione e il denaro che compongono l’eredità potranno appartenergli solo se accetteranno di accogliere come un animale domestico un cormorano che lo zio aveva tempo addietro salvato da morte certa. Nonostante la peculiarità del compito e l’aggressività mostrata fin da subito dall’animale, i due decidono di accettare la clausola ma con il passare del tempo il cormorano inizia a mostra un comportamento strano che va al di là del suo brutto carattere.

Se dovessi scegliere un aggettivo con cui descrivere questo romanzo lo definirei senza alcuna esitazione equivoco e credo che questa caratteristica sia ciò che lo rende così particolare. Purtroppo mi è davvero impossibile dire anche una sola parola in più sulla trama perché il bello qui sta proprio in ciò che non deve essere raccontato: l’atmosfera che l’autore riesce a costruire, infatti, è tale che ci si ritrova in ogni momento a dubitare delle proprie capacità di intendere quello che stiamo leggendo. Ad una lettura asettica, infatti, sembra di trovarsi semplicemente di fronte alle inevitabili conseguenze della convivenza con un animale aggressivo, mentre piccoli dettagli, avvenimenti inquietanti, comportamenti per lo meno peculiari del cormorano e degli altri personaggi, portano ad avere costantemente la sensazione che ci sia qualcosa di più, qualcosa che ci sfugge ma che a conti fatti non sta girando per il verso giusto.

Ci sono un paio di scene abbastanza pesanti che riescono pienamente nel loro intento disturbante: nonostante questo, forse il fatto che sono molto lontane l’una dall’altra (la prima è proprio all’inizio del romanzo, la seconda nella parte finale) o che sono effettivamente gli unici due episodi “forti”, riescono a non essere fuori luogo ma anzi ad accrescere il senso di inquietudine e di smarrimento del lettore che fin dall’inizio della storia si trova a scivolare, lentamente ma senza riuscire mai a fermare la caduta, verso la conclusione inevitabile di cui tutto nel romanzo – col senno di poi – acquisisce i tratti del presagio.

Con una scrittura limpida e ricca di fascino (le descrizioni dei paesaggi in cui il romanzo è ambientato sono meravigliose e poetiche, il concatenarsi degli eventi ipnotico) Stephen Gregory ci cattura in un istante ed è impossibile non restare completamente invischiati nella sua trama.

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E adesso vi lascio la mia breve intervista a Monica Pezzella: vi consiglio di leggerla perché le sue risposte sono davvero molto interessanti e riguardano non solo il romanzo in sé ma anche il processo di traduzione e di scouting, sul quale personalmente avevo molte curiosità non essendo per nulla un’esperta.

Il fascino di questo romanzo sta in ciò che rimane “non detto” e nell’atmosfera sempre più inquietante in cui si svolgono gli eventi. Com’è stato il lavoro di traduzione?

In genere il traduttore traduce un testo assegnatogli dell’editore. In questo caso ho avuto la fortuna di tradurre un romanzo che ho scelto ed è così che ho vissuto questa esperienza di traduzione: come un privilegio. Ho lavorato con uno stile che ammiravo e che volevo fortemente restituire al meglio: semplice e raffinato e allo stesso tempo audace, quasi spudorato; era indispensabile preservare queste peculiarità della scrittura per ricreare un immaginario che confonde i luoghi oscuri della mente e le suggestive fotografie di un Galles seducente e spettrale. Alla traduzione segue la revisione operata dal redattore in casa editrice: il rischio è quello di cedere alla tentazione di andare incontro a presunti (sottolineo presunti) gusti dei lettori. Se si cerca, infelicemente, di prevedere una tendenza dominante nel gusto del pubblico, si rischia di etichettare lo stile di Gregory come morboso (mi riferisco alla spudoratezza della lingua) o addirittura pesante; se si cerca, altrettanto infelicemente, di “andare incontro” alle esigente di questo inafferrabile pubblico, il rischio è quello di snaturare l’opera. Mi sono imposta di non farlo. Ed è stato bello scoprire che i lettori hanno apprezzato proprio quelle peculiarità della scrittura e della simbologia di Gregory che si temeva potessero essere percepite come “morbose e ridondanti”.

Oltre ad essere la traduttrice sei stata anche la persona che ha scoperto e portato in Italia “Il Cormorano”. Come ti è capitato tra le mani?

“Il cormorano”, pubblicato nel Regno Unito nel 1986, ha ispirato un film per la tv, The Cormorant (1993), diretto da Peter Markham, con Ralph Fiennes nel ruolo del protagonista e un meraviglioso cormorano nel ruolo di Archie. Ho visto prima il film, che purtroppo non è mai stato prodotto in Italia, e così ho conosciuto il libro, la prosa di Stephen Gregory e i suoi scenari psicologici e paesaggistici. Mi sono detta: sono passati trent’anni dalla pubblicazione ma, fosse anche l’ultima cosa che faccio, questo romanzo lo porto nel mio Paese. Da lì sono iniziati i tre anni di lavoro ininterrotto alla ricerca di un editore italiano.

Personalmente non conosco bene il procedimento di scouting di un libro. Come funziona: trovi un romanzo che pensi possa funzionare e inizi a “fare il giro” delle case editrici? E qual è stata la tua esperienza con questo romanzo?

Il processo di scouting funziona esattamente così: se un romanzo ancora inedito in Italia o i cui diritti di traduzione sono scaduti ti colpisce, ti tocca “fare il giro” delle case editrici. In questa fase il traduttore-scout si trasforma in un ibrido di ufficio diritti, ufficio stampa, agente di sé stesso e dell’opera. Si comincia, appunto, con l’assicurarsi che i diritti del libro siano liberi per l’Italia (lo si fa entrando in contatto con l’ufficio diritti dell’editore del Paese d’origine o con l’agente dell’autore). Nel caso del Cormorano, trattandosi di un romanzo di trent’anni fa riedito da più editori nel corso del tempo, è stato un processo inizialmente farraginoso, poi paradossalmente e inaspettatamente emozionante, perché mi ha portato a entrare in contatto con l’autore, Stephen Gregory, una persona speciale (uno scrittore di quelli che si pensa siano inarrivabili e che si scopre poi essere di un’umiltà sconcertante) con cui mai e poi mai avrei pensato di poter scambiare “quattro chiacchiere”. La fase più bella del processo di scouting è stata questa. Sul fronte italiano, purtroppo, è stato molto meno emozionante e gratificante. Destare l’interesse degli editori per un romanzo – a loro dire – “vecchio” non è facile; destare l’interesse degli editori per un romanzo – a loro dire – “di genere” non è facile; se questo genere è l’horror, è quasi un miraggio. Eppure, dopo tre anni passati a inviare la scheda editoriale del romanzo (una breve descrizione per presentare l’opera all’editore), il miraggio si è concretizzato. Il mio obiettivo – che temo di aver raggiunto solo in parte, a giudicare dalle modalità con cui è poi stato divulgato il libro – era superare l’etichetta di “genere”, che si tende tristemente ad appiccicare a un’opera per buttare sul mercato un prodotto che sia ben definito e “acchiappi” il fantomatico prototipo del “lettore”. Con la Elliot, che ha investito in questo progetto di traduzione, ho cercato di portare in Italia un autore che è riuscito a restituire all’horror la dignità e lo spessore lettario che l’horror sembra destinato a non dover avere: colpa delle logiche di mercato che hanno la presunzione di conoscere e prevedere i gusti di un amalgama di lettori ritenuti, in massa, limitatamente capaci di capire la letteratura. Il lettore, invece e per fortuna, sceglie e capisce e seleziona secondo il proprio gusto, che è assolutamente imprevedibile, com’è sacrosanto che sia.

E infine qualche suggerimento letterario: ci sono altri libri ancora non tradotti in italiano che ritieni possano meritare una maggiore attenzione?

Tengo molto a quest’autore, che è ancora tutto da scoprire e ha un immaginario singolare: riesce a indagare, direi con elegante e raffinata sfrontatezza, le alterazioni della mente umana. È perdipiù un degno rappresentante della letteratura gallese, quasi assente dagli scaffali delle nostre librerie. Il cormorano è stato il suo esordio letterario nel Regno Unito. Restano ben altri sei romanzi ancora inediti qui da noi ma già apprezzati in molti altri Paesi, compresi gli Stati Uniti. L’ultimo, Plague of Gulls, è di recentissima pubblicazione. Mi piacerebbe tradurre o che venisse tradotto l’intero repertorio di Stephen Gregory. E in ogni caso lo consiglio ai lettori, anche in lingua originale.

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Grazie davvero a Monica per essersi prestata a rispondere alle mie curiosità, spero che il post di oggi vi sia piaciuto e vi consiglio vivamente di leggere questo romanzo. Io intanto vado a caccia di quelli da lei consigliati nell’ultima risposta! 😉

Novità editoriali per ragazzi da Terra Nuova Edizioni

Buongiorno Biblionauti, oggi post leggero in attesa di preparare la recensione di “Il mondo nuovo di Huxley” che mi sta dando del filo da torcere.

Vi ho già parlato delle pubblicazioni per ragazzi della casa editrice Terra Nuova Edizioni e oggi voglio segnalarvi due novità della collana Terra Nuova dei Piccoli dove potete trovare libri illustrati per i più piccoli che li guidano verso il rispetto dell’ambiente, di se stessi e degli altri.

Piccolo Alberto

Piccolo Alberto
di Silvia Roncaglia (testo) e Angela Marchetti (illustrazioni)
Link al sito della casa editrice

Che bella sfida è crescere! Ogni giorno il piccolo Alberto si trova di fronte a piccoli problemi da risolvere e a nuove abilità da conquistare, con il sostegno e l’incoraggiamento della sua famiglia. E quando si trova in difficoltà, impara a sdrammatizzare e a trovare una soluzione creativa, un punto di vista diverso, uno sguardo sorridente e spiazzante. E diventerà grande nel migliore dei modi…

∴ ∴ ∴ ∴

Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccataLa volpe, il picchio e la bambina
di Barbara Pumhösel (testi) e Alessandra Vitelli (illustrazioni)
Link al sito della casa editrice

Una bambina e due animali, un bosco e una grande amicizia; un testo poetico che celebra la biodiversità. E introduce i più piccoli, con delicatezza ed equilibrio, ad argomenti d’impatto, come le sofferenze degli animali negli allevamenti intensivi e la caccia. Mostrando sempre la speranza e valorizzando l’importanza della solidarietà e dell’azione positiva.

Recensione | I dolori della giovane libraia

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Buongiorno e buon lunedì a tutti. Oggi sono proprio contenta perché finalmente riesco a parlarvi di un libro particolare perché scritto da una persona che seguo fedelmente ormai da parecchi anni e il cui blog è assolutamente in cima non solo alle mie preferenze, ma anche alle mie fonti di ispirazione come blogger. Sto parlando del blog I dolori della giovane libraia, che se per caso ancora non conoscete vi consiglio di andare a visitare immediatamente!
33135452di Laura Mango

Formato: Paperback, 126 pp.
Editore: 001 Edizioni, 2016
Genere: Fumetti
Data prima pubblicazione: 2016

Inizialmente questo libro avrebbe voluto essere una segnalazione da inserire nella mia derelitta rubrica delle novità editoriali (si, ce l’ho pure io! E’ quella con tre post in croce e che non aggiorno mai). Poi come sempre, visto che sono gravemente allergica ai post-segnalazione e che in ogni caso mi sarebbe piaciuto leggerlo, ho preferito aspettare il momento propizio per parlarvene meglio e quindi eccomi qua!

Le vignette racchiuse nel libro sono una selezione di alcune tra le più divertenti pubblicate sul blog di Laura e nonostante io difficilmente mi perda i suoi post della domenica, alcune non le avevo mai lette, mentre altre è stato davvero un piacere ritrovarle: ad esempio, vogliamo parlare della stupenda versione fumettistica del capolavoro del trash adolescenziale “Tre metri sopra il cielo”, oppure dell’epica saga delle Cinquanta Sfumature (che io naturalmente ho letto solo in questa versione e sono sicura di averci guadagnato)? Ma non vi preoccupate perché anche se siete fan delle suddette opere potrete farvi comunque due risate perché il bello dei fumetti – e più in generale del blog – di Laura è la totale assenza di supponenza o di snobismo: con lei si ride, si riflette, si scoprono libri interessanti ma senza mai sentirsi giudicati personalmente e questa è qualcosa di raro in un periodo in cui il cinismo è ormai diventato lo strumento acchiappa visualizzazioni per eccellenza.

Lo stesso discorso vale anche per tutte le vignette che raccontano in modo ironico e divertente le sue (dis)avventure di libraia (che rappresentano il soggetto della maggior parte dei fumetti) la quale – come tutte le persone che lavorano a contatto con il pubblico – si trova spesso in situazioni al limite del surreale: richieste impossibili, nomi storpiati, pretese senza senso… il tutto raccontato in un modo tale che non potrà che farvi ridere.

Non vi spoilero nulla: se volete farvi due risate o fare un regalo azzeccatissimo ad un amico lettore (che potrà immedesimarsi e condividere i dolori della povera libraia) questo libro è perfetto. Inoltre andate subito a seguire il blog di Laura che è stata così carina da mandarci un salutino! 😉

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Recensione | Fangirl, di Rainbow Rowell

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Buongiorno e buon mercoledì! E’ ormai più di una settimana che sto rimandando la pubblicazione di questo post ma ormai è ora che mi decida ad affrontarne le conseguenze. Mi tolgo subito il dente: questo libro non mi è piaciuto. E il problema non sta assolutamente in un pregiudizio verso i romanzi etichettati come Young Adult (anche se si, effettivamente ne sono affetta) ma nel fatto che a mio parere in questo libro manca qualcosa che avrebbe davvero potuto renderlo uno di quelli che, in mezzo agli altri, fanno la differenza.

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di Rainbow Rowell

Formato: Hardcover, 516 pp.
Editore: Piemme, 2016
Genere: YA, Narrativa contemporanea
Data prima pubblicazione: 2013

Iniziamo con una rassicurazione: “Fangirl” non è un libro stupido e non è mal scritto. Non rientra nemmeno nel filone dei romanzi adolescenziali pieni di ormoni, di metafore prive di senso e di “maschi alfa” che spacciano lo stalking per gelosia. Forse stiamo finalmente andando oltre, speriamo.

La storia strizza l’occhio alla moda del momento, le FanFiction, e ci porta nella vita di Cath, un’adolescente timida e insicura, autrice della più famosa fanfiction su Simon Snow, personaggio letterario protagonista di una saga di libri e film di enorme successo (in pratica l’alter ego di Harry Potter). All’inizio della storia Cath si trasferisce all’università con la sorella gemella Wren e lì si troverà a dover affrontare le sue insicurezze e a crescere sia come persona sia nelle proprie aspirazioni da scrittrice.

La prima pecca del romanzo, secondo me, sta nell’aver reso la protagonista immatura in maniera davvero sproporzionata per la sua età. Cath ha infatti comportamenti tipici di una ragazzina di 14/15 anni, specialmente per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi con i quali non solo è inesperta ma addirittura non prova per loro alcun interesse! Allora, capiamoci: a diciannove anni puoi essere timida e insicura quanto ti pare, anch’io lo sono sempre stata, ma i ragazzi li guardi. Eccome se li guardi! A diciannove anni anche se lo tieni nascosto perché non hai il coraggio di farti avanti ti innamori di continuo: del tizio che prende l’autobus alla tua stessa fermata, di quello della classe di fianco alla tua che non ti si filerà mai di pezza perché le ha tutte dietro, del bagnino dei Bagni Mareblù che avrà trent’anni e figurati se sta a guardare me… a diciannove anni è tutto così e più si è timidi più diventa estenuante. Cath i ragazzi nemmeno li guarda, quasi quasi le fa anche un po’ senso l’idea di baciare qualcuno… no, a diciannove anni non è possibile.

La seconda sproporzione del libro è quella che si crea attorno all’attenzione e all’approfondimento che viene dato agli eventi: ci sono pagine e pagine (per me noiosissime) incentrate sulle insicurezze di Cath, sulle sue milioni di seghe mentali, una tiritera infinita su Simon Snow e poi le parti più interessanti e che avrebbero davvero potuto rendere il romanzo l’occasione per parlare in maniera approfondita della sua famiglia e del suo rapporto con padre, madre e sorella (che poi, senza fare troppi spoiler, è il vero fulcro della vicenda, la ragione per cui Cath è così) sono trattate in modo nettamente più superficiale e restano a fare da contorno alla storiella d’amore e a questo benedetto Simon Snow. Peccato perché dall’altra parte c’è secondo me un’autrice che sa raccontare bene e che forse avrebbe dovuto osare un po’ di più e non cercare il facile consenso riducendo a mero sfondo aspetti che avrebbero permesso un migliore approfondimento dei personaggi (anche se poi è stata la strategia vincente, visto quanto ha venduto, quindi forse ha ragione lei).

Con questo non voglio dire che il romanzo sia privo di aspetti positivi: è divertente, i dialoghi sono credibili e i personaggi, per quanto abbastanza stereotipati, sono comunque piacevoli. Però la lettura è stata lentissima e gli aspetti che ho indicato prima mi hanno fatto mancare quel qualcosa in più che distingue un libro nella media ma dimenticabile da un libro interessante e che rimane impresso.

Infine non ho davvero capito perché ad un certo punto del romanzo venga nominata la saga di Harry Potter… abbiamo un “romanzo nel romanzo” che chiaramente è un alter ego di Harry Potter, mi aspetto che non esista un Harry Potter nella realtà di “Fangirl”, o meglio, che “Simon Snow” SIA Harry Potter. E invece no, ad un certo punto viene citato e il mio cervello è andato in blocco del sistema tipo i residenti di Westworld.

Ad ogni Valentino il suo libro: cinque consigli letterari per tutti i gusti

La festa più amata e odiata di sempre si sta avvicinando e sia che stiate fremendo nell’attesa di scoprire cosa vi abbia riservato la vostra dolce metà oppure che prevediate una serata di imbruttimento sul divano a rimpinzarvi di pizza, birra e serie tv (da soli o in coppia resta comunque la mia opzione preferita), ho pronti per voi cinque consigli libreschi per una sana lettura tematica. A voi la scelta del San Valentino che preferite:

1. Afrodisiaco
“Dolce come il cioccolato” di Laura Esquivel

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In barba a tutti i titoli zuccherosi tanto di moda negli ultimi anni, “Dolce come il cioccolato” è un’esperienza unica nel seducente binomio amore e cibo: complice il più puro realismo magico e le atmosfere calde e avvolgenti del Messico quella di Pedro e Tita è una storia d’amore che si consuma attraverso i sapori e i profumi, attraverso il cibo che diventa il tramite della loro unione impossibile. Ogni tanto mi piace riproporre questo romanzo che ho letto secoli fa grazie alla mia stupenda professoressa di spagnolo che mi ha fatto scoprire quanto la letteratura sudamericana sia in grado di colpirmi nel profondo.

2. Sognante
“La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu

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So che non tutti hanno apprezzato questo romanzo onirico e fiabesco. Io personalmente l’ho amato alla follia proprio per la sua semi-inconsistenza, la sua inafferrabilità, un po’ come sembra inafferrabile la piccola cantante andalusa che inseguiamo insieme a Jack per tutte le centoquaranta pagine di questo piccolo gioiellino.

3. Alternativo

“Terapia di coppia per amanti” di Diego De Silva

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Credo che il titolo spieghi da sé il motivo della mia scelta. Il romanzo di De Silva si basa su un’idea interessante e quantomeno singolare; lo sviluppo della storia in realtà non si rivela particolarmente originale ma la parte interessante sta nel modo in cui vengono presentati i punti di vista dei due protagonisti, che si alternano per tutta la narrazione ad un ritmo serratissimo. Si divora tranquillamente in una giornata.

4. Spensierato
“Una sposa conveniente” di Elsa Chabrol

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Prendete un paesino dell’interno della Francia, uniteci una manciata di vecchietti vispi ed impiccioni, una spruzzata di ironia, mescolate et voilà! Ecco servita una commedia davvero divertente e frizzante. Non sono solita leggere questi romanzi: le commedie romantiche le preferisco al cinema ma ci sono alcune felici eccezioni e “Una sposa conveniente” è tra queste.

5 –  Fuori di testa
“L’amore bugiardo. Gone Girl” di Gillian Flynn

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Mi rendo conto che ormai questo libro sia stato letto praticamente da tutti ma mi rivolgo a te, che sei scettico/a perché “oddio i best seller no!” e ancora non ci hai provato. Anch’io spesso la penso così, ma questo libro è proprio figo. Certo, diciamo che è abbastanza irrealistico (specialmente nel finale), ma la Flynn sa scrivere benissimo e soprattutto è in grado di rimescolare le carte in maniera incredibile.

Un mese in un post | Gennaio 2017

B7ee15-mese_postuongiorno a tutti e buon venerdì! Questo weekend nonostante debba studiare per dare un esame giovedì spero di riuscire a trovare il tempo per andare a visitare qualche museo: domenica infatti c’è la #domenicalmuseo e molti musei italiani sono aperti al pubblico gratuitamente. Non so ancora cosa andrò a vedere, innanzitutto voglio essere sicura che non piova, ma sto facendo un pensiero sul Museo di Scienze Naturali visto che è l’ambito in cui sto studiando e che l’ultima volta che ci sono andata ero credo in quarta elementare: penso che nel frattempo almeno qualcosina sarà cambiato, no?

Ma passiamo subito alle letture del mese: a gennaio, come previsto, ho letto poco ma nonostante ciò, quello che ho letto mi ha lasciato davvero soddisfatta:

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Per quanto riguarda i romanzi ho letto Nora e il bacio di Giuda” di Monica Portero che ho anche già recensito: una storia molto piacevole che intreccia le vicende di una ragazza e della protagonista del libro che sta scrivendo. Ci sono i fantasmi, ci sono i rapporti familiari complicati, c’è anche un po’ di suspense… insomma, niente male davvero. Secondo romanzo, o forse dovrei dire racconto o romanzo breve, è stato La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj. Sapete che sono intenzionata a recuperare tutti i romanzi russi che in questi anni mi sono lasciata sfuggire dando la precedenza ai due autori caposaldo della letteratura di questo paese: uno è per l’appunto Tolstoj, l’altro è Dostoevsky. Non penso scriverò una recensione di questo libro perché l’ho trovato parecchio complesso e per poterne parlare è necessario affrontare una serie di temi che renderebbero il tutto davvero troppo noioso principalmente per voi che leggete. Se vi piace Tolstoj e volete approfondire il suo affascinante – seppur a volte discutibile – pensiero, è un romanzo che si legge molto in fretta ma che scatena una quantità esagerata di riflessioni.

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Nell’ingenuo tentativo di tirarmi un po’ su il morale sono poi andata in biblioteca dove ho pensato bene di portarmi a casa due graphic novel: ammetto che forse la seconda dalla copertina avrebbe dovuto farmi balenare per il cervello che non sarebbe stata un tripudio di gioia, ma su Neil Gaiman proprio non potevo immaginare. La comica tragedia o la tragica commedia di Mr. Punch” Mamma torna a casa” raccontano entrambe in modo splendido due storie che però sono tutto tranne che allegro: la prima, nel consueto stile un po’ inquietante che caratterizza tutte le opere di Gaiman ci narra una storia spiazzante, piena di malinconia e dolore, nella quale un bambino si scontra con la violenza che la vita a volte riserva. La seconda mi ha lasciato completamente senza parole: è una storia di disperazione, che racconta l’incapacità di andare avanti dopo una perdita che ti spacca il cuore. E’ una storia che non ha nessuna pretesa di morale o di insegnamento e per questo è meravigliosa: semplicemente racconta e non giudica. Se volete emozionarvi leggetela, io ho pianto.

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Sul fronte delle serie tivvù, l’ossessione del mese è Westwold, che non ho ancora finito di vedere ma che mi sta piacendo da impazzire. In un futuro imprecisato viene costruito un parco dei divertimenti molto particolare: è un vero e proprio mondo alternativo, ambientato nel West e i cui abitanti (chiamati “residenti”) sono androidi dalle sembianze e dalla personalità straordinariamente umani che sono invece progettati e modificati dai gestori del parco per interpretare dei ruoli e rendere possibile lo svolgimento di trame appositamente studiate per “intrattenere” gli ospiti, che pagano cifre improponibili per trascorrere il loro tempo nel mondo di Westworld. Non vi dico altro perché è una serie che va vista e goduta al cento per cento. Vanta una colonna sonora stupenda e un cast di attori che ciao proprio.

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I film del mese, invece, sono stati: l’irrinunciabile Paradise Beach, che lo so, è un film di merda ma io adoro i film con gli squali, cosa ci devo fare? Stimolano la mia paura più profonda e mi danno quel senso di terrore misto a godimento… insomma, me li guardo tutti. Questo è ovviamente irrealistico, niente di nuovo, però mi sono divertita. La famiglia Fang è invece un film che aspettavo di vedere da quando è uscito al cinema: narra le vicende di una famiglia nella quale i genitori – artisti diciamo un po’ eccentrici – hanno portato la recitazione e la finzione nel mondo reale. Insieme ai loro figli i due passano la loro vita a mettere in scena delle performance coinvolgendo le ignare persone che le circondano e scatenano in loro delle reazioni che ne diventano parte integrante. Un giorno improvvisamente i genitori scompaiono e i due fratelli, ormai adulti e che si sono completamente estraniati dall’attività dei genitori, si ritrovano nella situazione di non sapere se si trovano ancora dentro una costruzione artistica dei genitori oppure se questa volta non si tratta di finzione. Un film particolare (di cui voglio assolutamente leggere il relativo romanzo) di cui secondo me l’aspetto migliore è proprio tutto ciò che è legato alle performance della famiglia. Con la parte “thriller” non mi ha convinto del tutto ma è un film che si lascia guardare bene e che sono stata contenta di riuscire finalmente a vedere.

Infine una piccola segnalazione: ho partecipato ad una rubrica del blog Dolci e Parole nella quale ho consigliato un té e una lettura. Se volete dare un’occhiata vi lascio il LINK!

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