Il regno del drago d’oro (Le avventure di aquila e giaguaro #2)

Titolo originale: El reino del dragòn de oro
Autore: Isabel Allende
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Feltrinelli
Pagine: 257

Iniziato il: 3 marzo 2010
Terminato il: 10 marzo 2010
Valutazione: ★★★

Trama: Un piccolo e paradisiaco paese, il Regno Proibito, incastonato tra le montagne dell’Himalaya, che vive in uno splendido e pacifico isolamento da milleottocento anni; un monaco buddista che si sta occupando della formazione spirituale del giovane erede al trono; un prezioso oracolo in grado di predire il futuro in una lingua sconosciuta, quella anticamente usata dagli yeti. Questi sono gli ingredienti della nuova avventura di Nadia e Alexander, già protagonisti di “La città delle bestie”, ora alle prese con una pericolosa setta di sanguinari banditi indiani assoldati da un’organizzazione criminale internazionale per trafugare la preziosa statua dai poteri divinatori e per rapire il re che sa come interpellarla.

Questa nuova avventura di Aquila e Giaguaro non è stata entusiasmante come la prima, soprattutto mi è mancata la suspance: ho notato infatti che il meccanismo della vicenda è stato esattamente lo stesso che però se nel primo libro, “La città delle bestie”, era una sorpresa, qui è stato troppo prevedibile: la donna che prima sta simpatica a tutti che in realtà si scopre essere una traditrice. Peccato perchè la storia è carina e i nuovi personaggi sono tutti pensati bene, compresi gli Jeti. Quello che invece non mi ha entusiasmata è stato il personaggio di Kate Cold, sempre uguale a sè stessa con l’atteggiamento finto-scorbutico nei confronti del nipote che non può chiamarla “nonna”, mentre sia Alex che Nadia hanno avuto una notevole crescita, soprattutto il primo. Un’altro aspetto un po’ stonato è stata l’eccessiva presenza della magia, che mi ha dato l’impressione di venire a volte usata in modo un po’ comodo, dato che non si riusciva ad inventare niente di meglio.

Piccola nota personale: ho letto molte recensioni su internet di persone che, avendo trovato il libro noioso e non avendoci visto la solita mano della Allende, hanno giustificato il tutto dicendo che, essendo un libro per ragazzi, può anche essere accettabile. Io credo, però, cha anche “Alice nel Paese delle Meraviglie” sia un libro per ragazzi, come anche “L’isola del Tesoro” o “Piccole Donne”…eppure non mi sembra che manchi la qualità in quei libri. Certo, il linguaggio è a volte più semplice e non ci sono violenze o situazioni particolarmente impressionanti, ma questo non vuol dire che siano scritti male o che le storie non siano appassionanti. Se un libro è una delusione, lo è indipendentemente dal fatto che sia per ragazzi o per adulti.

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