Anna Karénina – GDL

sfida: incrociata
Titolo originale: Анна Каренина
Autore: Lev Tolstoj
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Mondadori
Pagine: 1049

Iniziato il: 14 novembre 2011
Terminato il: 2 febbraio 2012
Valutazione:★★★★★

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

(incipit)


Trama

Combattuta tra l’amore per il figlio, il vincolo matrimoniale e la passione per un altro uomo, Anna Karenina sarà travolta da un conflitto tanto drammatico da trascendere i confini del personaggio per divenire emblematico, che la accomunerà ad altre tormentate figure di donne, come Madame Bovary, per citare la più famosa. Ispirandosi con inconfondibile potenza creativa a un fatto di cronaca, Tolstoj trasfuse in Anna Karenina l’ansia e il desiderio di chiarezza etica che dominarono la sua vita. Costruito con un raffinato gioco d’incastri narrativi, e tuttavia con la consueta scorrevolezza stilistica dei capolavori tolstojani, il romanzo presenta una bruciante problematica morale, lasciando al lettore il giudizio definitivo.

(ibs.it)

Di seguito i commenti alle singole parti del gdl
(aggiornate sempre in questo post)

14 – 20 novembre – Parte 1
Primo impatto più che positivo: lo stile di Tolstoj è inaspettatamente scorrevole (ho sempre sentito dire che gli autori russi sono pensanti… in questo caso non è assolutamente vero) e mi ha colpito la vividezza dei suoi personaggi, che ci vengono presentati “a tutto tondo”: nelle loro caratteristiche fisiche, in quelle psicologiche, ed in quei piccoli gesti e atteggiamenti che dicono molto più di una descrizione di dieci pagine.
L’incipit del romanzo è davvero un capolavoro, uno di quelli da imparare a memoria, anche perchè è assolutamente vero. Quando sono entrata in casa Oblonskij sono stata accolta dal caos più totale: la mia impressione è stata quella di aprire la porta di casa e ritrovarmi davanti bambini urlanti, la governante con le mani nei capelli, il cuoco che mi spintona con il cappello in mano per andarsene… insomma un delirio, che poi contrasta con il paragrafo immediatamente successivo, in cui Stepan si sveglia sereno e pacifico senza realizzare subito come mai non si trova nel suo letto ma sul divano dello studio.
Stepan Oblonskij è il protagonista indiscusso dei primi capitoli, e secondo me Tolstoj è decisamente ironico quando ci parla di lui e ce lo descrive così… piacione. Oltretutto ci fa chiaramene capire che non è un uomo di gran carattere, e soprattutto senza opinioni personali. Nonostante ciò, riesce a starmi simpatico… subisco anch’io il suo fascino come tutti gli altri! Dar’ia Oblonskij invece mi ha fatto tanta tenerezza perchè sembra davvero che non si aspettasse il tradimento del marito, che oltre a trovarla brutta, la ritiene anche “limitata”, senza rendersi conto che in realtà il limitato è lui.
Ho notato anche un forte contrasto tra i personaggi di Stepan e Levin, non sono perchè il secondo si dimostra molto più sensibile del primo, oltre che innamorato, ma anche perchè credo che abbia molto più carattere rispetto a Stepan, anche se non ha la stessa posizione sociale (ovviamente non guadagnata) ed il suo stile di vita sia più modesto. Si è capito, credo, che Levin mi piace moltissimo: il suo sincero amore per Kitty, la sua timidezza, il non riuscire a fingere di interessarsi alle cose nelle quali non crede, i sentimenti nei confronti del fratello Nikolàj e il suo sincero desiderio di aiutarlo, sono tutti indizi che rivelano una grande persona. Mi è dispiaciuto moltissimo vederlo rifiutato da Kitty, che gli ha preferito quello sciocco bellimbusto di Vronskij. Anche Anna mi ha colpita e affascinata moltissimo fin dalla sua prima apparizione sul treno: soprattutto l’ho trovata una donna estremamente intelligente e non riesco a capire come faccia ad essere attratta da uno come Vronskij, a meno che lui non abbia delle doti molto ben nascoste che finora non ha rivelato.

Stepàn Arkàd’ic non sceglieva né la tendenza, né le opinioni, ma tendenze e opinioni venivano a lui da sole, proprio allo stesso modo in cui non si sceglieva la foggia di un cappello o di una finanziera, ma prendeva quella che si portava.

Si accorse che lei era lì dalla gioia e dal terrore che gli avevano afferrato il cuore. Lei era in piedi, che chiacchierava con una signora all’altra estremità del campo di pattinaggio. Apparentemente non aveva niente di particolare, né nell’abbigliamento, né nella posa; ma per Lévin riconoscerla in mezzo a quella folla era stato facile come riconoscere una rosa fra le ortiche. Tutto risplendeva di lei. Lei era il sorriso che illumina tutto intorno a sé.

Gli occhi grigi brillanti, che sembravano scuri per via delle ciglia folte, si fermarono amichevoli e attenti sul suo viso, come se lo stesse riconoscendo, e si spostarono subito sulla folla che si avvicinava come se fosse alla ricerca di qualcuno. In quel breve sguardo Vronskij fece in tempo a notare una vivacità contenuta, che giocava sul suo viso e aleggiava in mezzo agli occhi brillanti, e un sorriso appena percettibile, che incurvava le sue labbra rosee. Era come se l’eccesso di qualcosa traboccasse dal suo essere al punto da rivelarsi contro la sua volontà, ora nella lucentezza dello sguardo, ora nel sorriso. Lei volle offuscare la luce nei suoi occhi, ma questa continuò a risplendere suo malgrado nel sorriso appena accennato.

Anna Arkàd’evna leggeva e capiva, ma non le faceva piacere leggere, cioè seguire di riflesso la vita di altre persone. Aveva troppa voglia di vivere lei stessa.

21 – 27 novembre – Parte 2
La seconda parte ha inizio a casa dei principi Scerbàckij, dove a Kitty viene prescritto un viaggio per poter guarire da quella misteriosa malattia che si chiama orgoglio ferito. Sempre in questa sede veniamo a sapere che la situazione familiare di Dolly non è per niente migliorata ed ho avuto la conferma di ciò che io già pensavo di Dolly: al contrario di suo marito, che è veramente pessimo, non è affatto stupida e si rende perfettamente conto di star chiudendo gli occhi di fronte alla realtà dei fatti, e per questo si disprezza. Inoltre, non solo sa riconoscere chi, tra il padre e la madre, ha visto più lungo nei confronti di Vronskij, ma dimostra anche di aver capito perfettamente ciò che fa star male Kitty (ovvero l’essersi è resa conto di aver perso un uomo davvero innamorato per inseguire un vuoto pallone gonfiato che si è infine mostrato per quello che è). Proprio non si merita un burattino di marito come Stépan e la trovo un personaggio magnifico, finora la mia preferita insieme a Lévin. Anche per quanto riguarda i principi Scerbàkij mi è stata confermata l’opinione iniziale: lui è un uomo intelligente e sensibile, anche se un po’ burbero nelle sue manifestazioni d’affetto; lei, invece, è insignificante e sciocca, però non è una cattiva persona e si sente terribilmente in colpa per aver spinto la figlia ad invaghirsi di Vronskij. Mi auguro che adesso si impegni per rimediare ai suoi errori.

Con il capitolo 4 ci spostiamo a Pietroburgo e torniamo da Anna, che nel frattempo sta cambiando molto: non solo, come avevamo letto nella parte 1, fa caso a difetti e atteggiamenti nel marito e nel figlio ai quali prima non aveva mai dato importanza, ma inizia anche a modificare le sue opinioni nei confronti delle amicizie, e comincia a frequentare il mondo di Vronskij. In questo contesto ci viene mostrata la società pietroburghese e ciò che più mi ha colpita è stata questa frase, riferita a Vronskij:

“Sapeva molto bene che agli occhi di quella gente la parte dell’amante infelice di una fanciulla e in generale di una donna libera può apparire ridicola; ma la parte di un uomo che fa una corte serrata a una donna sposata e che mette in gioco tutta la sua vita pur di catturarla nell’adulterio ha qualcosa di bello, di grandioso, e non potrà mai essere ridicola […]”

Mi ha lasciata perplessa rendermi conto di quanto la società nobile russa accetti o addirittura quasi incoraggi il tradimento: prima Stépan, che considera normale e non una sua colpa andare con un’altra donna dato che la moglie ha perso il suo fascino, ora questa frase che non lascia spazio all’immaginazione ma dichiara apertamente quella che in precedenza era solo una mia impressione, e che limitavo al personaggio di Stépan Oblònskij. Nel complesso, fino ad ora Tolstoj ha dipinto un ritratto davvero impietoso del “bel mondo” russo, fatto di persone vuote, insulse e pettegole, Vronskij compreso: l’unica che per ora si salva è la principessa Mjàgkaja, per lo meno è una donna schietta (e infatti viene definita “volgare e rozza”).

Il passare del tempo ci viene reso chiaro dal mutamento del rapporto tra Anna e Vronskij, che si fa sempre meno platonico. La loro relazione diventa presto di dominio pubblico ed infine giunge alle orecchie del marito di Anna, Aleksèj, il quale inizialmente cerca di parlare con la moglie, ma di fronte all’ostinato rifiuto di lei di spiegarsi (addirittura assume un atteggiamento innocentemente perplesso) rinuncia definitivamente e, anzi, comincia a chiudere gli occhi di fronte alla situazione. L’episodio della discussione tra marito e moglie, anche se in realtà si tratta più di un monologo di Aleksej, ci mostra da una parte un uomo a cui il tradimento della moglie pesa più nell’orgoglio che non nel cuore e che si preoccupa molto del riflesso che questo avrà sui suoi rapporti di lavoro, dall’altra una donna per il momento assorbita dalla passione, che però presto si ritroverà a fare i conti con la propria coscienza. Al contrario di Vronskij, che è eccitato da questa relazione, Anna è sempre più vittima dei sensi di colpa e della vergogna, soprattutto nei confronti del figlio, e l’apice viene raggiunto alla scoperta di essere incinta.

Parallelamente a quelle di Anna e Vronskij, proseguono anche le storie di Lèvin e Kitty. Il primo si trova nella sua tenuta di campagna e, a parte il brano sulla caccia, la descrizione della sua vita e delle sue abitudini è estremamente poetica. Veniamo a sapere che finalmente sta iniziando a digerire il rifiuto di Kitty, e anche la notizia che la ragazza non si sposerà più non gli provoca eccessivi “scombussolamenti”. Kitty, intanto, si trova alle terme con la madre per provvedere alle sue cure. Devo dire che io continuo a vedere un percorso di crescita in questa ragazza e ogni volta che si parla di lei la trovo sempre migliore di come l’ho lasciata. Abbiamo cominciato con una ragazzina sognante, ingenua e attratta da una promessa di mondanità e di ricchezza, oltre che da un uomo bello e con conoscenze altolocate. E’ passata poi attraverso un rifiuto e l’incapacità di digerirlo, il capriccio dettato dall’orgoglio ferito e la consapevolezza di aver preso la decisione sbagliata. Adesso troviamo una ragazza che sta cercando la pace con sè stessa e prova a raggiungerla con i modi che la vita le presenta. Kitty è realista: non è una santa, ha provato ad essere migliore ma si è resa conto di non essere in grado di sopportare tutta quella sofferenza. Quante persone sarebbero in grado di fare quello che fa Varenka? Molto poche (come sono molto poche quelle che fanno volontariato di vario genere rispetto a chi non ne fa) ma la maggior parte non lo ammette e addirittura nemmeno ci prova, continuando a crogiolarsi nell’idea che “se solo trovasse il tempo, ne sarebbe in grado”. Mi rendo conto che anch’io faccio parte del gruppo, dato che penso sempre che mi piacerebbe fare del volontariato ma poi, chissà come mai, non ne trovo mai il tempo. Kitty per lo meno ci prova, sente un desiderio di migliorarsi, trova un modello di come vorrebbe essere e cerca di seguirlo. Non ci riesce, ma l’esperienza l’ha resa consapevole di sè e ciò non può che essere un bene: la consapevolezza dei propri difetti è già un bel passo avanti e non è da tutti raggiungerla, dato che la maggior parte delle persone preferisce nascondersi dietro scuse e giustificazioni. Adesso aspetto solo il passo successivo…

«Io infelice?» disse lei, avvicinandoglisi e guardandolo con un sorriso estasiato «io sono come un affamato al quale abbiano dato da mangiare. Magari ha freddo, ha il vestito lacero, e si vergogna, ma non è infelice. Io infelice? No, ecco la mia felicità…»

La pace fu fatta. Ma con l’arrivo del padre per Kitty cambiò tutto quel mondo nel quale aveva vissuto. Non rinnegò quanto aveva appreso, ma capì di aver ingannato se stessa pensando di poter essere quello che avrebbe voluto. Era come se avesse aperto gli occhi […].

28 novembre – 4 dicembre – Parte 3
Sono in super-ritardo con i commenti! Meno male che c’è il gruppo su aNobii dove invece sono sempre abbastanza puntuale: questa volta quindi mi sa che farò un po’ di copia-incolla.
Tutta la parte del racconto ambientata in campagna mi è piaciuta moltissimo. Il motivo per cui mi attrae di più, è la sua genuinità: mentre la città è caratterizzata dalla superficialità e ipocrisia dei suoi abitanti, qui abbiamo un mondo fatto di concretezza, semplicità e trasparenza. I piccoli inganni che ci sono (ad esempio il tentativo dei contatini di imbrogliare sulla spartizione mi pare del fieno), sono cose che si dimenticano subito, non c’è malizia, mentre quelli che avvengono in città avvelenano la vita. Per lo stesso motivo preferisco personaggi come Lévin e Dolly, che accettano le proprie debolezze e i propri difetti, se ne rendono conto e non fanno finta di nulla: per quanto riguarda Dolly mi riferisco ovviamente alla sua situazione con il marito, per Lévin mi riferisco alle sue idee e alle discussioni che ha con il fratello. Per di più, è vero che Lévin ha delle idee apparentemente più retrograde e antiquate, ma bisogna anche dire che nella pratica dimostra di essere un gran lavoratore, che rispetta i contadini ai quali chiede pareri ed opinioni, al contrario del fratello che mi pare abbia tante belle idee, ma in campagna ci va solo per stare in panciolle.
A Dolly la permanenza in campagna fa solo bene: lontana dal marito che così non può più umiliarla e farla soffrire, si gode i suoi bambini e la compagnia di persone di valore. Mi ha fatto una gran tenerezza l’episodio della sorellina che porta di nascosto la torta al fratellino in castigo. Meno male, invece, che Dolly viene riportata sulla terra dalla litigata degli stessi due “angioletti” di prima, che si azzuffano prendendosi per i capelli, perchè si stava crogiolando un po’ troppo su quanto fossero bravi, belli e meravigliosi i suoi bambini.
Infine mi ha fatto piacere scoprire che Dolly la pensa proprio come me (o forse sarebbe più corretto dire che io la penso come Dolly ^_^) riguardo a Kitty, solo che lei ha espresso il suo pensiero molto meglio di quanto abbia fatto io con il mio (e grazie, l’ha scritto Tolstoj!).
L’episodio dell’apparizione di Kitty come una visione celestiale, che rivela a Lèvin tutta l’inutilità dei suoi tentativi di dimenticarla e vivere senza di lei è meraviglioso, forse il passo più bello finora. La reazione del marito di Anna, invece, è davvero l’apoteosi dell’ipocrisia, soprattutto per tutto il discorso sul duello in cui la falsità di quest’uomo che mente anche a sè stesso è talmente lampante, che leggendo mi veniva da ridere. Anche Vronskij non scherza, comunque, in quanto ad ipocrisia. Infine ho trovato davvero molto interessanti le opinioni di Lévin sull’agricoltura e ho seguito bene i suoi ragionamenti: credo che questo sia tutto merito della lettura frazionata, metodo che indubbiamente adotterò per tutti i futuri “mattonazzi”, anche al di fuori dei gdl.

Quanto più a lungo Lévin falciava, tanto più spesso viveva momenti di oblio, durante i quali non erano più le mani a falciare, ma la falce stessa che faceva muovere dietro di sé tutto il corpo consapevole, pieno di vita, e, come per incanto, senza pensarci, il lavoro si compiva da solo, misurato e preciso. Quelli erano i momenti di vera beatitudine.

05-11 dicembre – Parte 4
Devo ammettere che il triangolo Anna-Vronskij-Aleksandrovic mi ha creato non pochi problemi questa volta, ma andiamo con ordine: la parte si apre con una passività ed un’apatia generale. Tutti aspettano che una soluzione cada dal cielo e Anna, soprattutto, è completamente sottomessa, non ha la forza morale di reagire e fa venire quasi il nervoso per questa sua completa passività. Tolstoij, poi, le dà anche la “stoccata” finale con la rivoluzione del personaggio del marito: sembra davvero che voglia farla cadere il più in basso possibile e fa di tutto per rendercela insopportabile.
Non ho capito invece i veri intenti dei due personaggi maschili: cosa provano davvero? Questa loro fase di sconvolgimento psicologico (Vronskij che riscopre l’amore per Anna e Aleksandrovic che improvvisamente si rivela il marito e padre dei sogni) è reale, durerà o è solo passeggero? Infine non ho ben capito il ruolo di Stepan: cosa si impiccia? Proprio lui va a dare consigli su come comportarsi in famiglia?? Sicuramente dà una smossa alla situazione, che probabilmente senza il suo intervento sarebbe rimasta ferma immobile per il resto della vita dei personaggi, ma adesso credo inizierà l’inesorabile discesa.
Inoltre non ho capito se il tentato suicidio di Vronskij sia stato fatto con la volontà reale di uccidersi o se davvero, come dice lui, si è trattato di un errore. In entrambi i casi è stato ridicolo o, meglio, grottesco. In generale mi sembra che Anna e Vronskij facciano anche un bel po’ di commedia: hanno queste reazioni esagerate che finiscono per cadere nel ridicolo (ad esempio anche quando Anna è a letto e fa tutta la scena della moribonda… ). Per quanto riguarda Anna, soprattutto, non credo che finga, ma secondo me esagera molto: soprattutto mi hanno lasciata perplessa tutti suoi i versi da moribonda, mentre contemporaneamente viene descritto il suo colorito sano e le guance rosee. Meno male che ci sono Levin e Kitty che con il loro amore sdolcinato (la scena in cui indovinano i “messaggi segreti” è da carie) mi mandano in brodo di giuggiole!!
Nel complesso questa parte mi ha dato l’idea della quiete prima della tempesta; credo che si stia creando una sorta di momento morto, una pausa apatica in tutti i personaggi, che anticipa una prevedibile frenesia di eventi (infatti immagino proprio che nella parte 5 troveremo i preparativi del matrimonio di Levin e Kitty, e i dettagli della partenza e della nuova vita di Anna e Vronskij, oltre a quello che farà Alekséj Aleksandrovic dopo la fuga della moglie).

Quante volte si era detto che quell’amore era la felicità; ed ecco che lei lo amava, come può amare una donna per la quale l’amore ha avuto molto più peso di qualsiasi altro bene nella vita, eppure era molto più lontano dalla felicità di quando era partito da Mosca per seguirla.

La guardava come uno guarda il fiorellino da lui strappato e ormai appassito, nel quale fatica a riconoscere la bellezza che gliel’aveva fatto strappare e rovinare. E, nonostante questo, sentiva che allora, quando il suo amore era più forte, avrebbe potuto, se lo avesse fortemente voluto, strappare quell’amore dal suo cuore, ma adesso, quando, come in quel momento, gli sembrava di non provare più amore per lei, sapeva che la sua relazione con lei non poteva essere troncata.

Lui vedeva soltanto i suoi occhi limpidi, sinceri, spaventati da quella stessa gioia d’amore, di cui anche il suo cuore traboccava. Questi occhi rilucevano sempre più vicini, più vicini, accecandolo. Le sue braccia si alzarono e si abbassarono sulle spalle di lui.

12-18 dicembre – Parte 5
Mamma mia come sono in ritardo!! Però non mollo, perché nonostante la lentezza con cui progredisco (dovuta non alla pesantezza del libro, ma alla mancanza di tempo) mi sto sempre più innamorando di questo romanzo.
Questa parte si apre con il matrimonio di Kitty e Lévin: i due sono tenerissimi ed emozionati e non si accorgono minimamente di tutti i soliti, orrendi commenti che gli invitati riescono comunque a fare, anche in questa occasione felice.
La vita matrimoniale, invece, è inizialmente difficile per entrambi in quanto la realtà si presenta molto più “banale” rispetto a ciò che avevano immaginato. Vedi, la brutta abitudine a non provare la convivenza? 😄
Davvero molto commovente e angosciante tutto l’episodio della malattia di Nicolaj. Mentre Lévin è completamente inerme di fronte alla morte e al dolore, Kitty mostra i risultati della sua precedente esperienza alle terme: adesso è perfettamente in grado di accudire un malato, non solo dal punto di vista pratico, ma soprattutto è capace di comportarsi in modo del tutto naturale ed offrire a tutti il sostegno morale di cui hanno bisogno.
Tornando ad Anna&Co., la situazione per me diventa sempre più complicata: da una parte ho sempre pensato che una madre sarebbe disposta a sacrificare tutto per i propri figli e non riesco a spiegarmi come sia possibile che lei preferisca separarsene e lasciar crescere Sereza senza una madre piuttosto che accettare di vivere con un uomo che non ama e lasciare Vronskij (che non la rende felice comunque). Dall’altra parte penso a Dolly, che ha fatto esattamente la scelta opposta a quella di Anna, accettando l’indifferenza del marito e i suoi tradimenti pur di mantenere apparentemente invariata la sua situazione. Non saprei dire quale delle due mi fa più pena, sicuramente la scelta di Anna è più difficile e più “rivoluzionaria”, e infatti la reazione della buona società è quella di escluderla, ma non sarei in grado di condannare nessuna delle due. Sereza, comunque, mi ha fatto tanta tenerezza, perché alla fine è l’unica vera vittima di tutto quello che sta accadendo.

19-25 dicembre – Parte 6
Torno finalmente ad aggiornare la lettura di questo romanzo: io proprio con i gdl non vado d’accordo, o sono troppo rapida, oppure sono troppo, troppo lenta. Ormai abbiamo capito che Tolstoj ha deciso di raccontarci la storia alternando il suo sguardo sui coniugi Lévin e su Anna e Vronskij. In questa parte, la serena, anche se un po’ caotica, quotidianità dell’estate in casa Lévin (mi hanno fatta sorridere i velati battibecchi tra la principessa madre di Kitty e la domestica Aglaja sulla preparazione della marmellata) viene interrotta dall’arrivo di Stepàn e del suo amico Vàsen’ka che portano in casa un po’ di scompiglio: il nuovo arrivato, infatti, attira l’attenzione di Varen’ka e l’ostilità di Lèvin, la cui scenata di gelosia alla moglie l’ha reso ancora più umano. Si vede che nella sua gelosia c’è solo il grande amore nei confronti della moglie, mentre l’altra scena di gelosia a cui assistiamo in questa sesta parte, quella di Anna nei confronti di Vronskij, è una gelosia non sana, frutto dell’ossessione di questa donna che non riesce proprio a capire cosa vuole dalla vita. Anna mi fa sempre più pena, perché non riesce a trovare pace, mai: ci ha provato nascondendo la sua relazione al marito e non ha funzionato; ci ha provato manifestandola e rendendola pubblica, ma anche in questo caso non ha trovato pace; ci ha provato infine andando via con Vronskij, credendo che vivere appieno questo amore avrebbe potuto farle bene e invece è sempre peggio. Inoltre, mentre Vronskij al ritorno in Russia riesce a trovare nella politica una valida alternativa a ciò che ha abbandonato per Anna (la carriera militare), Anna si scontra continuamente con l’ostilità di una società che vede in lei la sola colpevole. L’unico è Lévin, che sappiamo essere piuttosto conservatore nelle sue idee, e rimane coerente a se stesso: non vuole avere a che fare con nessuno dei due! ^_^ Come sempre, Dolly non ha deluso le mie aspettative su di lei: è una donna incredibilmente in gamba, che riesce sempre a far buon viso a cattivo gioco, sia se si tratta di tenere unita la famiglia pur di fronte al marito che si ritrova, sia quando si tratta di non farsi intimorire di fronte ad un lusso che non le appartiene, e anzi, mantenendo sempre salda la sua dignità. Vorrei davvero sperare che per lei Tolstoj abbia riservato un futuro se non roseo, almeno sereno.

“E tutto questo perché? Che cosa sortirà da tutto questo? Che io, senza un attimo di tregua, ora incinta, ora in allattamento, sempre arrabbiata, brontolona, vessata io stessa e vessatrice degli altri, odiosa a mio marito, avrò speso la mia vita a crescere figli infelici, poveri e maleducati.” (Dolly)

“Se la prendono con Anna. Perché, poi? Io sarei forse migliore? Io almeno ho un marito che amo. Non così come vorrei, ma lo amo; se Anna invece non amava il suo? Che colpa ne ha? Vuole vivere. Dio ce l’ha impresso nell’anima. Molto probabilmente io avrei fatto la stessa cosa. Del resto tuttora non so se ho fatto bene a darle retta in quel momento terribile in cui era venuta da me a Mosca. Allora avrei dovuto lasciare mio marito e cominciare daccapo un’altra vita. Perché, forse ora è meglio? Non lo stimo. Ho bisogno di lui.” pensava del marito “e lo sopporto. E’ meglio così? Allora magari potevo anche piacere, mi restava la mia bellezza.” (Dolly)

Tutto quel giorno le era sembrato di recitare a teatro con attori migliori di lei, e che la sua cattiva recitazione rovinasse tutto. (Dolly)

26 dicembre – 1 gennaio – Parte 7< Non posso parlare di questo capitolo senza iniziare dalla sua conclusione, apice dell'intero romanzo: Anna giunge al massimo della sua disperata autocoscienza e nel capitolo 31 Tolstoj ci spiega esattamente, attraverso le lucide parole di Anna, tutto quello che fino ad ora si era percepito, ma non era mai stato detto apertamente. Anna sa che per Vronskij la loro storia è sempre stata solo "l'appagamento della propria vanità" (cit.); si rende conto di essere insoddisfatta, che anche se dovesse ottenere il divorzio e l'affidamento del figlio non sarebbe mai felice. Lei è cosciente del fatto che la società non le perdonerà mai il suo atto di ribellione, il suo non accontentarsi di una relazione clandestina (che sarebbe stata tranquillamente accettata), la sua sfida alle convenzioni, e Vronskij non coglie tutti questi segnali: tornati a Pietroburgo lui non riesce a resistere al richiamo della società, che lo riaccoglie senza problemi e Anna si trova esclusa da tutto e soprattutto completamente incompresa. Non posso negare che in alcuni momenti capivo le reazioni esasperate di Vronskij alle mille provocazioni di lei, ma non c'è mai stata una volta in cui lui abbia mostrato di rendersi davvero conto di ciò che lei stava passando. Karénin, che compare per l'ultima volta nel romanzo in questa settima parte, mi ha davvero schifata: quel suo "lampo" iniziale di generosità si è rivelato, come sospettavo, del tutto passeggero; adesso si fa trascinare dalla contessa Ivanovna nella sua religiosità ottusa e bigotta che si sposa così bene con il suo carattere del tutto inesistente e con la sua vigliaccheria e non pensa neanche lontanamente a poter liberare Anna dal giogo del matrimonio: proprio il tipico atteggiamento del buon cristiano. I Lévin, invece, proseguono con la loro vita famigliare; solo la serenità di lui è disturbata dalla sua lotta interiore con la propria anima. La nascita del primo figlio, poi, crea in Lévin ancora più scombussolamenti, perché è prova un sentimento a metà tra l'amore per questo bambino e la pena a vederlo così indifeso. La parte si conclude tragicamente con la morte di Anna, e dopo aver visto la sua fine mi sono sinceramente chiesta cosa avesse ancora Tolstoj da dire.

E a un tratto capì quel che aveva nell’animo. Si, era l’idea che da sola risolveva tutto. “Si, morire!…”

Ora pensava quanto la vita avrebbe potuto ancora essere felice, con quanto tormento lo amasse e lo odiasse, e quanto furiosamente le battesse il cuore.

In quello stesso istante inorridì di quel che stava facendo. “Dove sono? Che cosa faccio? Perché?” Avrebbe voluto sollevarsi, gettarsi da un lato; ma qualcosa di enorme, d’inesorabile, la urtò alla testa e la trascinò per la schiena. “Signore, perdonami tutto!” proferì, sentendo che era impossibile lottare.

02 – 08 gennaio – Parte 8
Ecco cosa aveva da dire Tolstoj in questa ultima parte: doveva “chiudere i conti” con Lévin. Purtroppo per fare ciò ha completamente abbandonato Anna, ricordandola solo all’inizio, con il dolore di Vronskij che parte volontario per la guerra e le parole avvelenate della madre, che nemmeno nella morte perdona ad Anna le sue “colpe”, anzi, il dolore causato al figlio la porta ad odiarne ancora di più la memoria. Nonostante la storia di Anna sia purtroppo terminata nella parte 7, questi ultimi capitoli mi hanno molto affascinata, perché in esse Tolstoj ci pone di fronte al dilemma che prima o poi tutti gli uomini si trovano ad affrontare: la fede. Lévin riesce finalmente a fare pace con sé stesso e con la sua inquietudine, cosa che invece non è riuscita a fare Anna, e riesce a trovare un equilibrio spirituale che consiste non nel pretendere la “santità” da sé stesso, ma nella ferma intenzione di agire sempre con l’obiettivo di compiere il bene.

“Continuerò sempre ad arrabbiarmi con il cocchiere Ivàn, continuerò a discutere, esprimerò i miei pensieri a sproposito, ci sarà sempre lo stesso muro fra il sacrario della mia anima e gli altri, perfino mia moglie, la rimprovererò sempre per i miei spaventi e poi me ne pentirò, non capirò mai con la ragione perché prego e continuerò a pregare, ma la mia vita adesso, tutta la mia vita, indipendentemente da tutto quel che può succedermi, in ogni suo istante non solo non è priva di senso come prima, ma ha un sicuro significato per il bene che ho il potere d’infondervi

Commento conclusivo
Sono rimasta completamente stregata da questo romanzo e dai personaggi che ne sono protagonisti, soprattutto i tre che più di tutti mi hanno colpita: Anna, Lévin e Dolly. Ciascuno di questi personaggi è tormentato, è consapevole della propria infelicità e cerca di trovare un equilibrio nel modo che più si adatta al suo carattere e alla sua situazione; purtroppo solo Anna non riuscirà a trovarlo.
Più volte durante la lettura sono rimasta meravigliata dall’abilità di Tolstoj di descrivere l’animo dei suoi personaggi, perché mi è capitato spessissimo di ritrovare in loro sentimenti, sensazioni ed emozioni che conosco perfettamente; questo è un aspetto che mi colpisce sempre molto quando lo ritrovo in romanzi scritti in epoche e luoghi molto diversi da quelli in cui vivo io e che mi fanno rendere conto di quanto, dopo tutto, siamo davvero tutti fatti nello stesso modo, con le stesse paure, gli stessi difetti, gli stessi bisogni, le stesse angosce.
Ho terminato molto tardi la lettura di questo libro rispetto ai tempi del gdl, ma credo di aver fatto bene, perché mi sono presa tutto il tempo che mi serviva per entrare profondamente in ogni singolo capitolo e in ogni singola situazione. Adesso ho intenzione di vedere le trasposizioni cinematografiche di questo meraviglioso capolavoro, anche se come sempre ho paura di rimanere delusa dall’interpretazione altrui di un romanzo che mi ha comunicato così tanto.

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6 thoughts on “Anna Karénina – GDL

  1. Phoebes novembre 24, 2011 alle 10:47 pm Reply

    Uh, ma è proprio autunno qui sul blog, cadono le foglie!!!! 😀
    Come ti ho detto sul moi blog, sono sicura che Toltoj non ti deluderà, e che il libro ti piacerà sempre di più! 🙂

    Intanto io mi godrò i tuoi commenti! 🙂

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  2. SiMo85 novembre 25, 2011 alle 8:30 am Reply

    Si… era autunno… fino a quando non mi è venuto in mente di pasticciare troppo con html e ho fatto un casino!! Adesso mi tocca ricreare il template tutto da capo. Meno male che blogger ragiona a widget e quindi tutti i contenuti, non solo i post ma anche le colonne laterali e quelle sotto al blog, sono salvi. Se fossi stata ancora su iobloggo avrei perso tutto…

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  3. Phoebes novembre 25, 2011 alle 8:59 am Reply

    Ah, mannaggia, mi dispiace! A dire il vero avevo notato qualche stranezza nella visualizzazione (la pagina mi si era sdoppiata) ma credevo fosse un problema mio!

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  4. Camilla P. gennaio 17, 2012 alle 2:24 pm Reply

    Amo moltissimo “Anna Karenina” e sono felice di sapere che piace anche a te 😀 Mi trovo d'accordo con la maggior parte di quello che hai scritto 🙂

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  5. Ilsie Aiken settembre 22, 2015 alle 12:19 pm Reply

    Uno dei miei tre libri preferiti in assoluto. Mi è piaciuta tantissimo la tua recensione, articolata e dettagliata, hai espresso molto bene cosa si prova ad essere proiettati nelle ambientazioni russe di Tolstoj e di come l'animo dei personaggi cambi e si evolva con il procedere della storia.

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  6. Simo Biblionauta settembre 25, 2015 alle 6:14 pm Reply

    Mi fa molto piacere che la recensione ti sia piaciuta: è stata scritta col cuore perché ho amato questo romanzo in un modo incredibile. Anche per me è tra i due libri che ho in assoluto eletto come i preferiti perché è un romanzo che mi parlato all'anima: mi ci sono rispecchiata moltissimo, mi ha fatto riflettere e mi ha aiutato, attraverso questa riflessione, a trovare tante risposte a domande che mi assillavano e che erano delle “questioni irrisolte” con me stessa. E' stata praticamente una psicoterapia al costo di 20 euro!! ^_^ ^_^

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