La Jolanda Furiosa

di Luciana Littizzetto
Ebook, 296 pagine, Mondadori 2008

Buon Natale, buon anno, buone feste. Comment ça va? Abbastanza bien? C’avete dato dentro col cibo e vi è venuta la pancia a forma di panettone? È perché mandate giù senza masticare, come i pitoni. Avrete ormai il colesterolo che è esondato dagli argini. Mi sa che siete di quelli che dopo il pranzo di Natale alla sera dicono: “Stasera solo un brodino… al limite un po’ di insalata che mi lava la bocca”. Poi aprono il frigo, vedono lo zampone che li saluta, un avanzo di tacchinella, un brandello di mostarda e van giù di mandibola come pescecani…incipit

Trama: Nessuno come Luciana Littizzetto riesce a farci ridere prendendo in giro i nostri costumi. E quello che c’è sotto. Insomma, per capirsi, quelle cose lì che ognuno chiama un po’ come vuole, ma quando lei le chiama il walter e la jolanda la risata è irresistibile, imperiosa, incontinente. Nessuno come la mitica Litti riesce a rendere sublimi anche gli argomenti più triviali, e a trascinare a terra, a portata di mano e di sbeffeggio, quelli più alti. O forse semplicemente sopravvalutati.

Commento personale: Secondo me la Littizzetto, come tutti quei comici che solitamente ci van giù pesanti, o la sia ama o la si odia, senza vie di mezzo. Io faccio parte di quelli che la amano e rileggere in questo libro i suoi monologhi di “Che Tempo Che Fa” mi ha fatto scompisciare dalle risate.

Perchè i libri della Littizzetto, essendo la trascrizione esatta dei suoi testi, sono messi giù esattamente come li direbbe lei, quindi mentre leggevo mi sentivo la sua vocina acuta nella testa, le sue facce da scema e i “Lucianina” di Fazio (che non sono trascritti, grazie al cielo, altrimenti c’era da spararsi) e non riuscivo a trattenermi. Sicuramente non devo esagerare: ho altri due suoi libri da leggere ma devo dosarli per i momenti di fiacca seria, perché dopo un po’ il tipo di battuta è sempre lo stesso e un conto è sentire un monologhino a settimana guardando la trasmissione e un altro è leggerseli tutti di fila. Rischia di stufare.

Se dovessi trascrivere tutte le parti che mi hanno fatto ridere dovrei copiare il libro dall’inizio alla fine, quindi ho selezionato solo un paio di citazioni, giusto su due argomenti che ho sempre pensato anch’io ma che dette da lei hanno tutto un altro gusto.

Volevo solo fare un appellino piccolo a quelli dell’Anicagis. Chiedere una cosina sui trailer, sapete la pubblicità che al cinema c’è prima che parta il film e che vi serve per vedere dove mettete il tafanario – che aspettiate lo scoppio della bomba o l’alba in Patagonia – per essere sicuri che non vi state sedendo in braccio a un altro. È possibile selezionare i trailer del film al cinema in modo che quando portiamo i bimbi a vedere un cartone animato non siamo costretti a beccarci prima lo scavatore di ossa e il trapanatore di bulbi e lo sgozzatore di Tebe? Porti i bambini a vedere film tipo Shrek e prima ti mettono una mezz’ora di trailer con secchiate di sangue, uno con la sega a motore che fa l’insalata russa con suo cognato, mutanti col trinciapollo che si fanno un pinzimonio con le dita dei piedi. “Eh ma il commercio…” Eh ma se tutte le cose sbagliate diventano giuste per via del commercio allora perché non legalizziamo anche la camorra, spianiamo il Gargano e vendiamo i formaggi con dentro i sorci? Non dico mica di levare i trailer… Però se proietti “La paperina in rosa” almeno non mettere il trailer di “Mister Pingone che stupra la vedova e seziona il barbone!”

Oggi ce l’ho col mondo intero. Anzi. Approfitto dell’ira funesta per dire anche due paroline sui RIS di Parma. Chincaglieria di pensiero, per carità. A Parma sanno far bene un sacco di cose. Tipo il parmigiano, il formaggione dalla crosta spessa che esportiamo in tutto il mondo. Il prosciutto crudo. Quello che si scioglie in bocca e il commesso manco ti ascolta se non specifichi “di Parma”. L’Acqua di Parma, che profuma di limone e persino la Violetta di Parma, che sa di nonna. Tante cose sanno far bene a Parma. Io mi concentrerei su quelle e lascerei un po’ perdere le indagini. Spiace dirlo ma quando in un delitto si mettono di mezzo i RIS di Parma puoi star certa che alla fine non se ne viene a capo. Quando sento: “Proseguono le indagini e da domani arriveranno alla villetta i RIS di Parma”, mi dico: Bon. Finita. Ciao le balle. Perché poi per mesi mi tocca vedere ’ste enormi meringhe che sciabattano, ’sto pigiama party continuo, ’sti fantasmoni che ci dan giù col luminal senza capirne mezza. Se mi dicessero: da domani arriva la signora Fletcher, il tenente Colombo o il cane lupo Rex, starei più tranquilla. Coi RIS di Parma no. I RIS trovano tracce di sangue dell’indiziato sul divano? Due giorni dopo si scopre che era sangue dal naso. Vestiti macchiati di rosso trovati in un canale vicino alla villetta dell’orrore? Dopo venti giorni di esami e sbattimenti i RIS di Parma danno i risultati degli esami. Le macchie non sono di sangue ma di vernice. Ma minchia. Un’altra volta chiamate mia madre. Lei a distinguere una macchia di vernice da una di sangue ci mette un secondo. E solo con occhi e naso. E te li smacchia pure.


Inizio lettura: 01 maggio 2013
Fine lettura: 01 maggio 2013

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