Il Codice Da Vinci

Autore: Dan Brown
Titolo originale: The Da Vinci Code
Serie: Robert Langdon, n.2
Data di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori, 2003
Formato: Hardcover, 455 pag.

Inizio lettura: 17 agosto 2013
Fine lettura: 20 agosto 2013
Lettura n.: 32/2013
Il mio voto: ★★★★☆

Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l’uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all’indietro sotto il peso del dipinto.
Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l’ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.

Tra tutti i romanzi con protagonista Robert Langdon, questo è quello che mi è piaciuto di più; l’ho trovato migliore anche di “Angeli e Demoni” che invece in versione cinematografica mi aveva appassionato maggiormente (forse ha influito anche il fatto che quest’ultimo me lo ricordavo molto meglio).
Le caratteristiche principali degli altri romanzi tornano anche qui: Robert Langdon si trova coinvolto suo malgrado in un altro caso di omicidio e con la sua esperienza di studioso di simboli, inizia una frenetica “caccia al tesoro” tra i monumenti della città accompagnato da un’affascinante quanto sgamata donzella, in questo caso la nipote del defunto curatore del Louvre, alla ricerca della “chiave di volta”, che protegge uno dei più grandi misteri della storia: il Santo Graal. Naturalmente i due sono inseguiti da avversari che cercano la chiave di volta per i loro loschi scopi e che sono disposti a tutto, anche a fare la pelle al povero Langdon che fa tanto quello che non vuole immischiarsi ma poi quando “annusa” la presenza di qualche bel mistero non esita a tuffarsi a testa bassa nell’avventura. Che dire, un bel “page turner”, perfetto per l’estate, il classico libro che diverte.

Purtroppo ho notato che il problema fondamentale di Dan Brown rimane sempre uno: il finale. Le conclusioni dei suoi romanzi sono davvero banali e contrastano con tutto il resto della storia (rovinando anche l’effetto complessivo perché un bel libro con un brutto finale è come una cena luculliana che termina con il dessert della Bindi). Peccato, però non per questo mi sentirei di sconsigliarlo.

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