Primerighe: Al giardino ancora non l’ho detto – La primula rossa

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Come vi destreggiate, nell’immensa offerta che ci offrono librerie e biblioteche, per scegliere quali libri leggere e quali, per forza di cose, lasciare indietro? Io spesso mi affido alle prime righe di un romanzo: se l’incipit è accattivante, difficilmente il seguito sarà deludente. Così ho pensato di presentarvi gli incipit che maggiormente mi colpiscono durante le mie ricerche di nuovi spunti letterari. Magari verrà voglia anche a voi di proseguire la lettura…


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AL GIARDINO ANCORA NON L’HO DETTO, di Pia Pera
Ponte alle Grazie – 160 pagine

Un giorno di giugno di qualche anno fa un uomo che diceva di amarmi osservò, con tono di rimprovero, che zoppicavo. Non me n’ero accorta. Era una zoppia quasi impercettibile, poco più di una disarmonia nel passo, un ritmo sbagliato. A lungo non se ne comprese il motivo. La sensazione era che mi si stesse seccando la gamba destra, come talvolta capita che su un albero secchi un ramo. Stavo io stessa appassendo. Morire non era più una speculazione intellettuale, stava realmente accadendo. Molto lentamente e prima del previsto. Lasciandomi forse il tempo di scrivere in presa diretta del giardiniere di fronte alla morte.

Anche se, in un certo senso, non ero più un giardiniere. Non in prima persona, o molto poco. Vangare, zappare, tagliare l’erba, proprio non se ne parlava più. Anche raccogliere era diventato complicato: mi mancava l’equilibrio, prima di staccare frutti e ortaggi dovevo poggiare il mio instabile corpo a un qualche sostegno, spesso un bastone tra le gambe. Posavo il cesto per terra, perché di mani libere ne restava una sola. Col tempo mi sono abituata a considerare il corpo come una sorta di grosso pupazzo che potevo spostare ma non fermare – a meno di trovare dove metterlo, capire come puntellarlo. Bastava un appoggio anche minimo. Un ginocchio contro il bordo di una sedia, la testa contro il muro, anche soltanto un dito contro il tronco di un albero. Compresi che non avrei realizzato il mio desiderio di morire sulle mie gambe. Qualcosa che ero avvezza a considerare mio sacrosanto diritto. Qualcosa di cui, per anni, ero stata fiera in anticipo. Troppo anticipo.

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LA PRIMULA ROSSA, di Emma Orczy
Salani Editore – 336 pagine

Una folla varia, irrequieta, tumultuosa, si addensava in quel tiepido pomeriggio del settembre 1792, poco prima del tramonto, nelle immediate vicinanze della porta occidentale di Parigi. Il suo aspetto e il suo contegno formavano un impressionante contrasto con la gaia tranquillità dell’ora, poiché nei singoli volti di quanti la componevano si rispecchiavano, evidenti e terribili, le violente passioni e gli odi implacabili del tragico momento che la Francia attraversava, mentre nei loro discorsi e nelle loro imprecazioni trovava sfogo brutale quanto di meno nobile si nasconde in fondo alla natura umana.

Quasi tutti tornavano dalla piazza di Grève, dove anche quel giorno la ghigliottina aveva compiuto, senza tregua e senza risparmio, la sua opera cruenta, e ora si riversavano alle diverse uscite della città per correr dietro a un altro spettacolo, meno sinistro ma altrettanto gradito e interessante.

La formidabile tempesta politico-sociale che aveva sconvolto dalle fondamenta la vecchia società francese si trovava allora nel periodo culminante della sua attività distruttrice. A decine, a centinaia, i figli della nobiltà, dai nomi altisonanti, lasciavano ogni giorno la testa sul patibolo, spesso vittime innocenti delle colpe e della folle imprevidenza degli alteri antenati e le liste di proscrizione, sempre più lunghe e più folte, mettevano un brivido di terrore in quanti fra i partigiani dell’antico regime erano fino allora sfuggiti all’attenzione del Comitato di Salute Pubblica.

Presi da invincibile paura, smarriti, abbattuti in quell’atmosfera satura di odio e di sospetti, si nascondevano sotto falsi nomi e, sotto molteplici travestimenti, tentavano con mille artifici di uscire dalla città avida di sangue, di riparare all’estero, in Inghilterra o in Germania, dove la voce pubblica li accusava di ordire trame contro l’esistenza stessa della Repubblica incitando i governi stranieri all’intervento armato.

Ed erano questi quotidiani tentativi di fuga che destavano l’ardente curiosità del pubblico e costituivano uno dei suoi maggiori divertimenti. Perché ogni pomeriggio, mentre le carrette addette ai mercati uscivano dalle porte di Parigi per il necessario approvvigionamento, qualche aristocratico, approfittando della confusione e dell’ingombro formato dai veicoli di ogni dimensione, cercava di evadere sotto gli occhi stessi delle guardie civiche messe a vigilare rigorosamente tutte le barriere.

Uomini in abiti femminili, donne vestite da uomo, gran signori coperti di ignobili stracci, giovanotti che affettavano il passo cadente della vecchiaia e nascondevano sotto una bianca parrucca l’abbondanza delle chiome nere o bionde. Tutta una tragica mascherata si insinuava tra la folla dei mercanti e degli spettatori, avanzando passo dopo passo, con la morte nel cuore, verso la linea armata oltre la quale erano la sicurezza e la libertà.

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5 thoughts on “Primerighe: Al giardino ancora non l’ho detto – La primula rossa

  1. Rosa, leggo e scrivo maggio 13, 2016 alle 8:20 am Reply

    “Al giardino ancora non l’ho detto” è un titolo che mi piace, suona bene e devo dire che hai ragione, queste prime righe sono molto accattivanti, il ritmo è buono e la scrittura è fresca e chiara.
    Okay, questo libro lo considero segnato.

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    • simobiblionauta maggio 13, 2016 alle 8:24 am Reply

      Anch’io sono rimasta incantata dopo aver letto le prime righe e per questo è stato il primo libro che ho deciso di inserire in questa rubrica!

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  2. Ivana Daccò maggio 13, 2016 alle 10:38 pm Reply

    Mi aggiungo. Pia Pera è siuramente una ottima scrittrice e una personalità molto interessante. Grazie della segnalazione.

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    • simobiblionauta maggio 16, 2016 alle 10:19 am Reply

      Io sono rimasta incantata da queste righe, quindi senza dubbio non solo leggerò il libro ma cercherò altre informazioni su di lei perché prima di scoprire per caso “Al giardino ancora non l’ho detto” non la conoscevo.

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  3. Letizia luglio 24, 2016 alle 11:00 am Reply

    La Primula Rossa!che bella sorpresa!! Lo avevo letto e recensito qualche annetto fa, bello, come tutti i classici, perchè ci consente di sbirciare con gli occhi di chi c’era in epoche diverse dalla nostra ^_^

    Il libro di Pia Pera non l’ho letto ancora ma ne ho tanto sentito parlare, se non erro anche il blog di Daria Bignardi le dedicò un post… da procurarsi, assolutamente!!

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