Archivi categoria: Libri per ragazzi

Recensione | Fangirl, di Rainbow Rowell

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Buongiorno e buon mercoledì! E’ ormai più di una settimana che sto rimandando la pubblicazione di questo post ma ormai è ora che mi decida ad affrontarne le conseguenze. Mi tolgo subito il dente: questo libro non mi è piaciuto. E il problema non sta assolutamente in un pregiudizio verso i romanzi etichettati come Young Adult (anche se si, effettivamente ne sono affetta) ma nel fatto che a mio parere in questo libro manca qualcosa che avrebbe davvero potuto renderlo uno di quelli che, in mezzo agli altri, fanno la differenza.

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di Rainbow Rowell

Formato: Hardcover, 516 pp.
Editore: Piemme, 2016
Genere: YA, Narrativa contemporanea
Data prima pubblicazione: 2013

Iniziamo con una rassicurazione: “Fangirl” non è un libro stupido e non è mal scritto. Non rientra nemmeno nel filone dei romanzi adolescenziali pieni di ormoni, di metafore prive di senso e di “maschi alfa” che spacciano lo stalking per gelosia. Forse stiamo finalmente andando oltre, speriamo.

La storia strizza l’occhio alla moda del momento, le FanFiction, e ci porta nella vita di Cath, un’adolescente timida e insicura, autrice della più famosa fanfiction su Simon Snow, personaggio letterario protagonista di una saga di libri e film di enorme successo (in pratica l’alter ego di Harry Potter). All’inizio della storia Cath si trasferisce all’università con la sorella gemella Wren e lì si troverà a dover affrontare le sue insicurezze e a crescere sia come persona sia nelle proprie aspirazioni da scrittrice.

La prima pecca del romanzo, secondo me, sta nell’aver reso la protagonista immatura in maniera davvero sproporzionata per la sua età. Cath ha infatti comportamenti tipici di una ragazzina di 14/15 anni, specialmente per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi con i quali non solo è inesperta ma addirittura non prova per loro alcun interesse! Allora, capiamoci: a diciannove anni puoi essere timida e insicura quanto ti pare, anch’io lo sono sempre stata, ma i ragazzi li guardi. Eccome se li guardi! A diciannove anni anche se lo tieni nascosto perché non hai il coraggio di farti avanti ti innamori di continuo: del tizio che prende l’autobus alla tua stessa fermata, di quello della classe di fianco alla tua che non ti si filerà mai di pezza perché le ha tutte dietro, del bagnino dei Bagni Mareblù che avrà trent’anni e figurati se sta a guardare me… a diciannove anni è tutto così e più si è timidi più diventa estenuante. Cath i ragazzi nemmeno li guarda, quasi quasi le fa anche un po’ senso l’idea di baciare qualcuno… no, a diciannove anni non è possibile.

La seconda sproporzione del libro è quella che si crea attorno all’attenzione e all’approfondimento che viene dato agli eventi: ci sono pagine e pagine (per me noiosissime) incentrate sulle insicurezze di Cath, sulle sue milioni di seghe mentali, una tiritera infinita su Simon Snow e poi le parti più interessanti e che avrebbero davvero potuto rendere il romanzo l’occasione per parlare in maniera approfondita della sua famiglia e del suo rapporto con padre, madre e sorella (che poi, senza fare troppi spoiler, è il vero fulcro della vicenda, la ragione per cui Cath è così) sono trattate in modo nettamente più superficiale e restano a fare da contorno alla storiella d’amore e a questo benedetto Simon Snow. Peccato perché dall’altra parte c’è secondo me un’autrice che sa raccontare bene e che forse avrebbe dovuto osare un po’ di più e non cercare il facile consenso riducendo a mero sfondo aspetti che avrebbero permesso un migliore approfondimento dei personaggi (anche se poi è stata la strategia vincente, visto quanto ha venduto, quindi forse ha ragione lei).

Con questo non voglio dire che il romanzo sia privo di aspetti positivi: è divertente, i dialoghi sono credibili e i personaggi, per quanto abbastanza stereotipati, sono comunque piacevoli. Però la lettura è stata lentissima e gli aspetti che ho indicato prima mi hanno fatto mancare quel qualcosa in più che distingue un libro nella media ma dimenticabile da un libro interessante e che rimane impresso.

Infine non ho davvero capito perché ad un certo punto del romanzo venga nominata la saga di Harry Potter… abbiamo un “romanzo nel romanzo” che chiaramente è un alter ego di Harry Potter, mi aspetto che non esista un Harry Potter nella realtà di “Fangirl”, o meglio, che “Simon Snow” SIA Harry Potter. E invece no, ad un certo punto viene citato e il mio cervello è andato in blocco del sistema tipo i residenti di Westworld.

Recensione | Piccole Donne, di Louisa May Alcott

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Gaudio e giubilo, lettori cari: oggi sono riuscita a prendermi una giornata di permesso al lavoro!! Pepperepé!! Naturalmente la motivazione di questo permesso non era starmene a casa in panciolle ma andare a seguire un laboratorio per l’università che… oddio, forse sarebbe stato meglio andare in ufficio! Perché l’amata Bicocca ha avuto la brillantissima idea di organizzare un laboratorio all’aperto, dalle 9.00 alle 13.00 il 26 di gennaio, per mostrarci come si analizzano le acque di falda. Lo capivamo anche ad Aprile, tranquilli, la falda non scappa. Non potete capire il gelo che ho provato, veramente, io così tanto freddo non l’ho mai sentito: quattro ore all’aperto, all’ombra… avevo le dita dei piedi così irrigidite che facevo fatica a piegarle, figuriamoci averci la sensibilità. Il lato positivo è che sono tornata a casa presto e ho deciso di pubblicare finalmente la recensione della mia prima lettura dell’anno, ovvero “Piccole Donne”, che vegeta ormai da troppo tempo nelle bozze del blog.

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di Louisa May Alcott

Formato: Ebook, 368 pp.
Editore: Newton Compton, 2016
Genere: Classici, per ragazzi
Data prima pubblicazione: 1868

“Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
“È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
“Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente”, aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
“Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell’altra”, disse Beth compiaciuta dal suo angolo. (incipit)

Rimpiango con tutto il cuore di non aver letto “Piccole Donne” da ragazzina ma di aver atteso i 31 anni per incontrare per la prima volta Meg, Jo, Beth e Amy. Se infatti sono certa, conoscendo la presa che i romanzi dei buoni sentimenti avevano su di me, che a 8/10 avrei perso la testa per le piccole donne, oggi mi ritrovo divisa a metà tra l’aver apprezzato una storia piacevole e personaggi a cui non ho potuto non affezionarmi, e il non aver sopportato la pesantezza davvero eccessiva data dal fortissimo moralismo che permea le pagine del romanzo.

Non credo ci sia bisogno di raccontarvi la trama: il romanzo è ambientato durante la guerra di Secessione e narra la vita delle sorelle March, quattro sorelle dalle personalità molto diverse che vedremo giocare, litigare, stringere amicizie e vivere delusioni. Insomma, crescere. La guerra nel romanzo è presente solo come sfondo lontano: è la causa dell’assenza del padre e di conseguenza della crisi della loro situazione economica, ma rimane appunto un’eco lontana, mentre la vita delle donne, dei bambini e degli anziani prosegue nella costante attesa di notizie da parte dei combattenti.

Purtroppo il romanzo, a causa del fatto che fu richiesto alla Alcott di scrivere un libro per ragazze che potesse diventare un grande successo, è permeato da una fortissima morale che insiste molto su aspetti come la morigeratezza, l’umiltà, il decoro, come si addiceva all’educazione delle future donne della seconda metà dell’800. Il risultato è che oggi queste parti risultano molto pesanti ed è solo la vivacità delle avventure quotidiane delle sorelle – specialmente del carattere spumeggiante di Jo – che permette di andare oltre le onnipresenti lezioncine bacchettone e di chiudere un occhio verso una certa irrealisticità (è italiano?) che a volte colpisce i personaggi, specialmente quando vengono costretti a pronunciare discorsetti morali che risultano, al lettore di oggi, forzati e poco spontanei.

Nonostante questo aspetto, quindi, la lettura è stata comunque un’esperienza appassionante: mi sono affezionata ai personaggi e ho voglia di rincontrarli, quindi è certo che leggeró anche gli altri romanzi che li riguardano. Mi piacerebbe vedere anche la trasposizione cinematografica con Winona Ryder; chissà, magari nei prossimi giorni faccio anch’io un “libro vs. film”.

Consigliato se ti è piaciuto…
“La Piccola Principessa” di Frances Hodgson Burnett

Mini-recensioni parte 1 | Letture natalizie

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Tanti auguri, cari lettori! Siamo finalmente arrivati al 24 dicembre e anche se dubito che qualcuno di voi in questo momento sia qui a cincischiare sul mio blog ma sarete giustamente tutti o a pregustare la cena della Vigilia, o a fare gli ultimi preparativi per domani, ho deciso comunque di pubblicare questo post riassuntivo delle mie letture natalizie di quest’anno. In realtà ne resterà fuori una, quella che farò stanotte per la Sissy e Anita Christmas Challenge, ma a questo punto ve ne parlerò nei prossimi giorni. Queste recensioni saranno mini, sia perché sono rimasta indietro e ho accumulato libri su libri, sia perché trattandosi principalmente di letture dedicate ad un pubblico davvero molto giovane – e di conseguenza sono molto, molto brevi – non ho poi così tanto da dire.

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(A Child’s Christmas in Wales)
di Dylan Thomas

Formato: Paperback, 48 pp.
Editore: Salani, 2000
Genere: Ragazzi, Racconti
Data prima pubblicazione: 1952

Una storia a metà tra racconto e poesia, molto evocativo, che ci riporta alla mente – quasi come in un flusso di coscienza – i ricordi dei natali della nostra infanzia: caldi, sereni, confortanti, familiari. Un libro che secondo me colpisce più gli adulti, per i quali ormai il Natale non é più quello di un tempo, nonostante sia destinato a giovani lettori.

Consigliato se…
Il ricordo dei natali passati è più dolce di quelli di oggi

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(The Polar Express)
di Chris Van Hallsburg

Formato: Hardcover, 290pp.
Editore: Salani, 2004
Genere: Ragazzi, Albi illustrati
Data prima pubblicazione: 1985

Ho sempre sostenuto che certi libri illustrati possano tranquillamente essere paragonati ad opere d’arte e in “Polar Express” questa mia convinzione trova l’ennesima conferma: se non sei un artista, non sei in grado di mettere il Natale (il suo calore, lo stupore, la gioia del cuore, la magia) in un libro e l’autore l’ha fatto. E’ un libro da comprare e da tirare fuori a Natale mettendolo in evidenza accanto all’albero, così che ogni persona che entra in casa può sfogliarlo e sentire ancora di più l’atmosfera magica di questa festa.

Consigliato se…
subisci il fascino degli albi illustrati

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(Den Lille Pige med Svovlstikkerne)
di Hans Christian Andersen

Formato: Paperback, 30 pp.
Editore: EL, 2003
Genere: Fiaba
Data prima pubblicazione: 1845

No, veramente… cose così tristi dovrebbero essere vietate per legge!! Una favola struggente, che avevo letto o ascoltato da bambina e che mi aveva profondamente turbato tanto da non averla più voluta leggere fino a oggi. Andersen era davvero fenomenale nel riuscire a suscitare le più forti emozioni attraverso storie apparentemente semplici. Però adesso basta, non la leggo più…

Consigliato se…
Volete farvi del male

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(How the Grinch Stole Christmas!)
di Dr. Seuss

Formato: Paperback, 53 pp.
Editore: Mondadori, 2000
Genere: Ragazzi, Racconti
Data prima pubblicazione: 1957

Non so come sia stato possibile che io non avessi mai letto questo libro fino ad ora: è un super classico natalizio per bambini ed è assurdo che io, con la mia passione per i libri per ragazzi e per le letture natalizie, abbia tirato i 31 anni per metterci sopra le mani. “Il Grinch” è un libro fantastico: divertente, in rima!! (no, non lo sapevo) e mi ha fatto impazzire la scelta di lasciare i disegni in bianco e nero colorando solo i dettagli rossi. Bello, buffo, natalizio, il libro perfetto.

Consigliato se…
Avete un bimbo O volete tornarlo voi per cinque minuti

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23664172di Corina Bomann

Formato: Ebook, 208 pp.
Editore: Giunti, 2014
Genere: Romance
Data prima pubblicazione: 2013

Un libro inutile. Non che mi aspettassi il capolavoro del secolo, però speravo di trovare un romanzo scritto alla Fannie Flagg: leggero, tenero, con un pizzico d’amore ma comunque un romanzo che lascia qualcosa, anche solo un po’ di calore natalizio. Invece no. Non voglio dire che il libro sia brutto, é che é proprio inutile: i personaggi sono tutti abbozzati, le idee carine ci sono ma anche loro sono buttate lì. Io me la vedo la scrittrice che viene chiamata dal suo editore: “Eih, Corina! Scusami guarda, mi sono scordato di dirti che vogliamo far uscire un tuo libro per Natale” “Ma come per Natale, ma manca un mese e mezzo, io non ho nulla di pronto!” “Ma si, dai che la gente basta che veda il tuo nome e il libro lo compra!” “Vabé dai, ti lascio che mi brucia il polpettone. Dopo pranzo vado a tirar fuori due o tre idee dall’archivio dei cliché natalizi e stasera ti mando una bozza.” “Grande Corina, sempre sul pezzo!”

Il problema è che adesso sono un po’ preoccupata dal fatto che io ho altri due libri di questa qua; e se sono tutti così?

Consigliato se…
Volete perdere tempo.

Recensione | Sogni di carta

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Oggi è mercoledì e sarebbe giorno di WWW… Wednesday se non fosse che rispetto a due settimane fa non mi sono mossa di un millimetro. Per evitare di annoiarvi, quindi, vi lascio il link all’ultimo WWW nel caso in cui ve lo foste perso e parto con questa recensione che ho nel cassetto da troppo tempo!

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di Melania D’Alessandro

Formato: Cartaceo, 137.
Editore: Leucotea, 2016
Genere: Fantastico, per ragazzi
Data prima pubblicazione: 2016

In un paese lontano, che potrebbe essere il vostro così come il mio, un tempo esisteva un negozio speciale. Non che adesso non ci sia più, badate! È solo cambiato un pochino. (incipit)

Avrei voluto pubblicare prima questa recensione perché tenevo tantissimo a parlare di questo libro il prima possibile: purtroppo settimana scorsa sono stata molto impegnata e quindi nonostante io abbia concluso la lettura già da due settimane, riesco solo oggi a trovare un po’ di tempo per parlarvene.

Appena Melania mi ha chiesto, lo scorso inverno, di prendere parte al Blog Tour di lancio per il suo libro io ho percepito subito che questa storia era quella “giusta”, che mi avrebbe permesso di ritrovare quelle atmosfere calde e accoglienti che ho sempre amato nei libri per bambini. Me lo sentivo davvero, pur non avendo mai letto un suo libro, e non potete immaginare quanto sia stata felice di aver potuto confermare tutti i miei buoni presentimenti.

“Sogni di Carta” ci racconta la storia di un libraio, Archimede, e del suo assistente Gulliver, un topino dal caratterino piuttosto nervosetto. I due amici lavorano in una libreria molto speciale (e come potrebbe non esserlo se ci lavora un topolino parlante?) dove si vendono libri che hanno una magia speciale, in grado di aiutare le persone a conoscersi meglio, a svelare i loro dubbi e a risolvere i problemi che li affliggono. Presto però questa magia sarà minacciata e Archimede, Gulliver e altri personaggi che incontreremo lungo il cammino, dovranno fare di tutto per salvare la libreria “Sogni di Carta” e i suoi libri.

Il concetto alla base del libro, quello che va oltre la storia narrata e che tutti gli amanti della lettura ben conoscono, è il potere dei libri di essere non solo dei compagni di avventure o delle fonti inesauribili di conoscenza, ma anche di essere dei veri e propri “consiglieri del cuore”. Scommetto che a ciascuno di voi sarà capitato almeno una volta nella vita di incontrare un libro che parla alla vostra anima, che vi ha portato a conoscervi meglio o addirittura a compiere delle scelte importanti: quando si ha la fortuna di incontrare il libro giusto al momento giusto, questo incontro può rivelarsi una tappa fondamentale della nostra esistenza, un mattone importantissimo per costruire la nostra personalità e il nostro modo di vedere il mondo. I libri di “Sogni di Carta” hanno proprio questo potere e capitano nelle mani della persona giusta al momento giusto; è una tragedia, quindi, quando improvvisamente i libri iniziano a deteriorarsi, a perdere le pagine, a ritrovarsi con le pagine mezze cancellate e sbiadite, senza che i clienti possano più rivolgersi a loro per trovare le risposte di cui hanno bisogno senza esserne consapevoli!

I personaggi sono a-do-ra-bi-li: Archimede è il classico sognatore, timido e riservato ma dal grande cuore. Gulliver ha un caratteraccio ma sotto la scorza del topino brontolone si nasconde un amico fidato e sincero. Mentre procediamo con la storia conosciamo altri personaggi deliziosi, ma non vi dirò di più perché non voglio rovinarvi la sorpresa.

Lo stile di Melania è fantastico per i lettori più giovani, perché li coivolge direttamente nella storia, è divertente e sempre frizzante ma anche molto curato e per niente semplicistico, in quanto include spesso la spiegazione di parole che possono essere nuove per il lettore o riferimenti ad eventi e personaggi storici (spiegando – ad esempio – da dove deriva il nome del nostro libraio). Inoltre cita moltissimi libri per ragazzi che possono servire da spunto per far scoprire ai ragazzi nuovi titoli in cui immergersi.

Insomma, è davvero una bella lettura che resta nel cuore dei piccoli ma anche dei grandi che – nonostante l’età che avanza – non smettono mai di tenere vivo il bambino dentro di loro (come insegnava il buon vecchio Saint Exupery).

Consigliato se ti è piaciuto…
in generale, se ami le belle storie per ragazzi: magiche e tanto da dire

Recensione | Le terrificanti storie di Zio Montague, di Chris Priestley

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♬♩ “Halloween, Halloween! Ora tu se vuoi, canta la ballata della zucca con noi!! Halloween, Halloween, questo è Halloween!” ♩♬ 

Ok scusate, mi fermo. E’ che ieri sera ero sola a casa e siccome il mio boyfriend non è amante dei film d’animazione, né di Tim Burton (e vi chiederete come farò a stare con lui… è che a volte gli opposti si attraggono) ne ho approfittato per rivedere Nightmare Before Christmas e naturalmente è tutta mattina che canticchio le canzoni. Ma quanto amo quel film?

Ma torniamo a noi: in occasione della notte delle streghe vi lascio la recensione di un libro per ragazzi molto ben scritto e anche parecchio inquietante che è stato per me una piacevolissima scoperta e un’altrettanto piacevole lettura.

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(Uncle Montague’s Tales of Terror)
di Chris Priestley

Formato: Ebook, 156 pp.
Editore: Newton Compton, 2010
Genere: Racconti per ragazzi
Data prima pubblicazione: 2007

La casa di zio Montague si trovava al di là di un piccolo bosco. Per raggiungerla occorreva percorrere un sentiero che si snodava tra gli alberi come un serpente nascosto nella macchia e, sebbene il sentiero fosse abbastanza breve e il bosco per nulla esteso, ogni volta quel tratto di strada si rivelava più lungo di quanto mi aspettassi. (incipit)

Vi ricordate quando dicevo che tutte le volte che sulla copertina di un libro leggo un paragone con un mostro sacro della letteratura so già che non devo neanche per un secondo pensare che possa essere vero? Beh, nel caso di questo libro posso affermare che il richiamo a Poe è per lo meno coerente e non del tutto campato per aria.

Le storie narrate in questo libro – che sono organizzate come una serie di racconti contenuti in una cornice narrativa che li lega l’uno all’altro e che culmina nel finale con un ultimo, definivo racconto che spiega l’origine di tutti gli altri – vedono come protagonisti dei ragazzi e delle ragazze della fascia di età dei potenziali lettori (ovvero tra gli 11 e i 14 anni), nella cui quotidianità si insinua il sovrannaturale, con conseguenze spesso fatali o per il protagonista o per coloro che gli sono intorno.

Ciò che infatti ho trovato fantastico di questo libro è che l’autore non si fa nessuno scrupolo a far commettere delle azioni di efferata crudeltà ai bambini protagonisti oppure addirittura a provocarne la morte a causa dell’incontro con lo spirito o con l’essere sovrannaturale di turno. Molti racconti poi sono davvero sorprendenti, ed è qui che entra in gioco il paragone con Poe: il vero elemento che fa paura, in tutte queste storie, non è ciò che viene raccontato, bensì ciò che l’autore non dice esplicitamente ma che viene lasciato all’interpretazione o all’immaginazione del lettore, così che é solo dopo aver letto la storia, quando si arriva al punto, che ci si ferma un secondo, si torna col pensiero al significato e alle conseguenze nascoste di quello che si é appena letto, e si viene colti da un piccolo brivido di inquietudine.

Se quindi come me non siete amanti delle storie che fanno davvero paura ma vi piace l’idea di leggere qualcosa che vi catapulti nelle atmosfere sovrannaturali, questo libretto potrebbe fare per voi. L’autore ha inoltre scritto altre due raccolte di racconti che sono state tradotte in italiano sempre dalla Newton Compton, ovvero “Le terrificanti storie del vascello nero” e “Storie da leggere con la luce accesa”. Inutile dire che dopo aver sperimentato la sua scrittura, li leggerò entrambi.

Consigliato se ti è piaciuto…
“Coraline” di Neil Gaiman

Primavere

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di Alessio De Simone (testo) e Alessandro Di Sorbo (illustrazioni)

Edizione: VerbaVolant
Collana: Libri da parati
Pagine: Unica
Genere: Racconto
Età di lettura: 10-12 anni (in poi…)
Prezzo: 12.00 €

Vi avevo anticipato nei mesi scorsi la mia intenzione di dedicare una parte del blog ad un settore della letteratura a cui tengo in modo particolare, ovvero la narrativa (e non solo) per ragazzi.

Oggi esordisco quindi parlandovi di una pubblicazione della VerbaVolant, casa editrice siracusana che pubblica sia libri per ragazzi che narrativa dedicata agli adulti e che ho conosciuto in occasione della fiera Bellissima a Milano, rimanendo affascinata di fronte a queste meraviglie che ora vado a presentarvi: i Libri da parati.

Come suggerisce il nome, i Libri da parati sono insieme albi illustrati e poster d’autore in formato 100×70 cm che si leggono dispiegando le pagine e seguendo la storia fino alla completa apertura del poster che è poi possibile appendere alla parete.

Il Libro da parati che vi mostro nei dettagli è in perfetta sintonia con la stagione in cui ci troviamo, intitolandosi Primavere.

Primavere, scritto da Alessio Di Simone e illustrato da Alessandro Di Sorbo, racconta la storia di un bambino e una bambina che in una sera d’estate si incontrano, di nascosto dai genitori, in un campo rischiarato solo dalla luce della luna e dal brillio delle lucciole. Tenendosi per mano i due bambini si inoltrano tra le fronde degli alberi fino a trovare un bozzolo all’interno del quale si vede la figura di una piccola e brillante fata, avvolta nelle sue ali, che al loro avvicinarsi solleva lo sguardo e li osserva.

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I bambini, incantati, prendono la fata con un barattolo di conserve all’interno del quale la piccola creatura esce dal bozzolo e dispiega le sue ali simili a foglie nelle cui nervature si vede scorrere la linfa. I due bambini portano allora il barattolo nel centro del campo e liberano la fata che con un guizzo sparisce, lasciandoli soli a guardare l’uno negli occhi dell’altra e a scambiarsi un bacio al chiaro di luna.

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Lo sbocciare di questo primo amore non è l’ultima sorpresa della storia che prosegue ancora per alcune righe; non vi dico come si conclude, anche se vi garantisco che l’epilogo è poetico e incantevole come il resto del racconto.

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In Primavere il testo, che evoca immagini di serenità e magia, è intervallato dal canto della fata che, facendo riferimento alla sua origine mitologica (“Io sono Calliroe, mio padre è Oceano. Tra le mie chiome ho il fermaglio di una collana. Non guardarlo troppo, può essere pericoloso.”) inserisce un elemento epico ed eterno. Infine il tutto è incorniciato dai delicati colori delle illustrazioni che accompagnano il lettore mentre dischiude le pieghe del libro.

Non so se attraverso le mie parole e le fotografie sono riuscita a farvi percepire l’armonia di questo bellissimo racconto; spero di si perché io sfogliandolo me ne sono innamorata e posso dire che la sola sua scoperta è valsa la visita alla fiera.

Primavere non è l’unico Libro da parati pubblicato da VerbaVolant, ce ne sono altri quattro tra cui uno simpaticissimo che racconta una versione alternativa della storia di Cappuccetto Rosso che vi consiglio di andare a sbirciare qui.

Infine vi anticipo che a breve recensirò un’altra “creatura” molto interessante di questa casa editrice e che ho amato al primo sguardo.

Recensione: "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere"

(M is for Magic)
di Neil Gaiman

Formato: Paperback, 221 pagine
Editore: Mondadori, 2009
Genere: Racconti, per ragazzi

Data prima pubblicazione: 2007
Lettura n.: 40/2015
Preso da: Libreria


Voto: 7.5/10

 

C’era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell’angolo del mondo.
– Perché? – Le chiedeva lui.
– Non è salutare – rispondeva sempre la signora Owens. – C’è umidità in quella zona. E’ praticamente una palude. Andresti incontro alla morte.
incipit “Il cimitero senza lapidi”

Commento

Mentre inizio a scrivere il commento su questo libro mi rendo conto di non ricordare praticamente nulla dei racconti narrati da Neil Gaiman ne “Il cimitero senza lapidi e altre storie nere”. Non mi era mai capitato di avere, dopo così breve tempo (è passato solo un mese), un ricordo tanto sbiadito se non inesistente di un libro, specialmente quando l’autore è lui, Neil, uno dei miei preferiti! L’unica storia che ricordo bene è la prima, ma solo perché ho già letto il romanzo “Il figlio del cimitero” a cui è collegata, il resto nulla. Vuoto totale. L’unica spiegazione che riesco a darmi è di essere stata talmente stanca quando ho cominciato a leggerlo, nella mia prima settimana di ferie, da non avere avuto nemmeno la forza mentale per fare attenzione a quello che leggevo.

Sfogliando il volume, in realtà, mi sono tornate in mente un po’ di cose. Ad esempio che il racconto che ho trovato in assoluto più bizzarro e simpatico è stato “La cavalleria”, in cui una vecchia signora trova il Sacro Graal al mercato delle pulci, se lo porta a casa, lo mette sul camino e poco dopo alla sua porta bussa niente meno che un cavaliere templare che cerca di convincerla a consegnarglielo portandole in cambio dei doni meravigliosi. Oppure che quello più malinconico è stato “Il ponte del troll”, racconto in cui un bambino (e poi ragazzo, e poi uomo) incontra sotto un ponte misterioso un Troll che vuole mangiargli l’anima, ma riesce a convincerlo a rimandare, ogni volta, promettendogli di tornare una volta vissuta la sua vita, in modo da essere più gustoso. Oppure ancora che c’è una bella lotta nell’assegnare il premio del ‘ma come diamine gli è venuto in mente?’ tra “Avis Soleus” e “Il caso dei ventiquattro merli”: il primo non è possibile raccontarlo senza sminuirne l’assurdità e il secondo narra l’indagine sul delitto di Humpty Dumpty (proprio lui, l’uovo seduto sul muro, quello di “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carrol).

Insomma, il “tocco” magico c’è sempre, ogni storia ne è impregnata, e lo stile di Neil è inconfondibile nel mescolare inquietudine, malinconia, simpatia, assurdità e ironia; E alla fine vabè, magari il libro non me lo ricordo nei dettagli, ma Gaiman resta un genio.


Lettura: 09 – 10 agosto 2015
Ambientazione: Mille e nessuna

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